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violenza donnaGli studi di genere e femministi hanno evidenziato che il sistema biomedico si è approcciato al sistema riproduttivo e ai processi biologici delle donne, tenendo in ultimo piano il rispetto dei loro diritti umani e dei loro diritti sessuali e riproduttivi.

Dal momento della ricerca della gravidanza sino a dopo il parto, il focus si mantiene principalmente (e spesso esclusivamente) sulla parte riproduttiva, creando una separazione e una disconnessione con gli aspetti intimi e sessuali che riguardano quell'Evento e quella Donna.

Le donne sono viste e trattate come oggetto di intervento, non come soggetto di diritto (Belli, 2013).

La violenza contro le donne nei centri di cura, sale parto e sale operatorie è quindi una conseguenza quasi inevitabile dell'applicazione di questo paradigma biomedico, dove l'istituzionalizzazione dei processi riproduttivi sposta le donne come protagoniste della propria gravidanza:  il parto così come puerperio vede come protagonista il/la professionista .

Una decina di anni fa, il concetto di violenza ostetrica è entrato nella legislazione venezuelana; in essa è stata definita come  "l'appropriazione delle corpo e dei processi riproduttivi delle donne da parte del personale sanitario, il  che  si traduce in un trattamento disumanizzante, nell’abuso di medicalizzazione e di patologizzazione dei processi naturali , determinando la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, andando ad incidere negativamente sulla qualità della vita delle donne. "( Ley orgánica sobre el derecho de las mujeres a una vida libre de violencia

Più di trent’anni fa, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità aveva sollevato istanze e osservazioni sul rispetto della gravidanza, del parto e del post partum, aspetti che sono confluiti poi nella Dichiarazione di Fortaleza (WHO, 1985). Negli ultimi anni il Ministero della sanità pubblica dell'Ecuador (MSP) ha pubblicato una ventina di norme tecniche e linee guida in linea con le raccomandazioni dell'OMS, tra cui la Guida tecnica per la cura della consegna culturalmente appropriata (MSP, 2008) la Guida cura parto cesareo (MSP, 2015), la Guida per le attrezzature UTPRs (MSP, 2016) o le norme sanitarie per la certificazione come Ospedali Amici del Bambino (MOH, 2016). Nel Regno Unito, di recente sono state pubblicate le linee guida Midwifery and human rights: a practitioner’s guide. In Italia, ricordiamo il disegno di legge "Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico" 

In esse si fa perno sull'importanza di lasciare che le donne abbiano libertà di movimento e di posizione nel parto, riconoscendo come atto di  violenza l’immobilizzazione delle donne, costringendole supine sulla sedia ginecologica, così come il fornire informazioni distorte, imporre un monitoraggio continuo che non consente  movimento, eseguire la manovra Kristeller, l’episiotomia praticata di routine, i cesarei ingiustificati, il diniego generalizzato di parti vaginali dopo cesareo, le interferenze che incidono sul bonding e l’avvio dell’allattamento.  

E’ violenza anche sminuire una donna che fatica a rimanere incinta dicendole che “il suo corpo non funziona”,

è violenza non lasciare che una madre possa incontrare, abbracciare e dire addio alla propria bambina/al proprio bambino morta/o prima o durante il parto o a causa di un aborto

è violenza negare l’analgesia,

è fare violenza negare che si instauri un legame precoce tramite il contatto pelle a pelle.

 

Meno riconosciute a livello sociale sono altre ed ulteriori sfumature della Violenza Ostetrica, si pensi per esempio a quando alla coppia viene impedito di stare insieme durante il parto o agli esami, ai controlli eseguiti, senza impellente necessità, subito dopo la nascita, oppure quando vengono prese decisioni senza consenso o quando i propri intenti e/o bisogni vengono completamente ignorati o sminuiti.  

Tutti questi abusi sono taciuti perché le donne non sanno di essere vittime di violenza e spesso il personale sanitario in sé non è consapevole di esercitare violenza, o ne sono essi/e stesse/i vittime. Questo accade perché molte di queste procedure e pratiche sono istituzionalizzate e quindi naturalizzate.

E' fondamentale generare il Cambiamento.  Pur avendo nuovi documenti normativi e linee guida di pratica clinica basate su evidenze scientifiche c’è ancora molto lavoro da fare; è essenziale  un vero e proprio cambiamento di paradigma medico per le madri e le loro bambine/i loro bambini.

Siamo sulla strada giusta, continuiamo a seminare il sentiero…

 

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 Articolo a cura di Marika Novaresio

Fonti

Traduzione non ufficiale e riadattata da: https://www.elpartoesnuestro.es/blog/2016/11/25/por-que-me-siento-asi-que-ha-pasado-algo-no-fue-bien-en-mi-parto-la-violencia-gineco-obstetrica 

http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0039650.pdf

https://www.rcm.org.uk/news-views-and-analysis/news/new-human-rights-guideline-for-midwives

 

 

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