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travaglio

<< Quante ore durerà? Farà più male durante le contrazioni, o quando sta uscendo il bambino? >>

Il tempo, il dolore, la paura dell'ignoto, del non programmabile. Non siamo più abituati all'attesa, alla vera attesa intendo. Ora che tutto, o quasi, è programmabile, ci sembra di poter controllare anche gli eventi più naturali.

Nell'immaginarsi il proprio parto, si immagina il dolore che si proverà durante il travaglio, o durante il parto vero e proprio (la fase espulsiva)... si immagina quanto tempo durerà tutto questo, sperando sempre che duri il meno possibile perchè nell'immaginario comune il parto ideale avviene per via vaginale, in poco tempo e senza dolore.

Ma non so per quale motivo forse legato all'istinto di sopravvivenza (la propria) si tralascia un particolare non di poco conto... il bambino! Nostro figlio. E in effetti fa ancora strano pensare a lui (o a lei) come a un essere pensante e capace di provare emozioni, non lo vediamo nemmeno. Invece lui (o lei) sta lì, al caldo, al buio, immerso in un liquido che lo protegge fisicamente dalla forza di gravità, sente l'odore di quel liquido, il sapore che cambia in base a quello che mangiamo, i rumori esterni ovattati dal nostro corpo, i rumori del nostro corpo...

 

... e sente le contrazioni che lo avvolgono e lo spingono verso una vita completamente nuova, ma lui (o lei) non sa cosa sta succedendo, tanto più se la nascita avviene tramite taglio cesareo programmato senza che sia iniziato il travaglio spontaneamente. Ha bisogno di tempo per prepararsi a lasciare quel grembo, non sa cosa ci sarà dopo, ma ha tanto bisogno di ritrovare qualcosa che gli ricordi quel luogo, quello stato di benessere. Ha bisogno della sua mamma, di sentire il suo battito, la sua voce, di riconoscere il suo odore. E la sua mamma anche se non lo sa, ha bisogno di riconoscere in lui (o lei) quel bimbo che le riempiva il grembo fino a pochi minuti prima, per potere produrre ossitocina e innamorarsi del suo cucciolo... si chiama imprinting. Io lo chiamerei accoglienza, la madre che si riconoscere tale grazie alla sua stessa creatura apre le sue braccia per accogliere il suo cucciolo nella nuova vita e proteggerlo dall'esterno, per dargli il tempo di adattarsi. Adattarsi con tutti i sensi...

 

Articolo a cura di :

Dott.ssa Otetrica Laura Capossele

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