Header new 707x180

 

poi la mamma torna“Nella nostra società sembra normale fare finta di niente, reprimere le emozioni che riteniamo negative, dire ai bambini di non piangere, di non fare i capricci, di sparire dalla nostra vista finché non avranno imparato a comportarsi bene senza disturbare i grandi”.

 

Questa frase è tratta dal libro “Poi la mamma torna”, gestire il distacco senza sensi di colpa di Alessandra Bortolotti pubblicato da Mondadori.

La Bortolotti, psicologa ed autrice di molti libri, anche questa volta ha centrato uno degli argomenti più spinosi di noi mamme, il distacco dal proprio bambino. Direi che è un manuale per saper gestire questi momenti di distacco e di comunicazione efficace con i bambini di ogni età.

Prima di leggere questo libro, ho voluto farmi un’idea dei nidi e scuole d’infanzia del mio paese. Con dispiacere, nessuno ha parlato dell’inserimento, bisogna lasciare il bambino e andarsene, e se il bambino piange e cerca la mamma?

 

 

In molti nidi o scuole d’infanzia sminuiscono le reazioni di figli e genitori durante la fase di inserimento, non importa che i piccoli piangono, appena la mamma si allontana smettono subito e si devono abituare ad altre persone.

Questi messaggi non solo fanno sentire ai bambini che le loro emozioni sono sbagliate, ma li convincono anche se non vengono accettati per ciò che provano, siano loro a essere sbagliati.  

I bambini non lo sanno perché sono lì, non vogliono restare soli, non hanno una cognizione del tempo abbastanza strutturata da dar loro la certezza che “poi la mamma torna”.

Se incontriamo persone che pretendono di separarci dai figli secondo modalità che non tengono conto delle nostre emozioni, verremo giudicate come mamme iperprotettive, che non hanno fiducia nelle educatrici, che non lasciano andare i figli e che  mettono i bambini in difficoltà con le loro teorie sull’accudimento e sul contatto.

Nel corso del libro si parlerà dettagliatamente del distacco fra madre e bambino, e dell’accudimento basato sul contatto. Contatto e distacco come due facce di un continuum, di un processo in costante evoluzione: un processo legittimato a svolgersi secondo tempi e modalità personali, in cui ogni genitore ha diritto di scegliere senza per questo essere inserito in categorie più o meno patologiche.

La nostra cultura è ancorata all’idea che i bambini sono capricciosi e che per educarli servano urla, ricatti, premi e castighi. La nostra infanzia influenza le nostre vite da adulti, per esempio se da piccoli ci è stato impedito di piangere quando ne avvertivamo il bisogno, è probabile che da adulti diremo ai nostri figli di non piangere o che non è successo nulla.

 

È normale sentirci sopraffatte dallo stress quotidiano, tra casa e lavoro, bambini. Bisogna capire il momento in cui dobbiamo riconoscere che non possiamo andare oltre, che dobbiamo chiedere aiuto e, soprattutto, non sentirci in colpa per questo.

Al contrario di ciò che tendiamo a pensare, chiedere aiuto non significa fallire, ma rispettare noi stessi ed essere dei genitori migliori. Solo noi, l’istinto genitoriale può scegliere chi può davvero aiutarci, se non abbiamo la piena certezza di aver lasciato i nostri piccoli in buone mani, saremo destinati a fallire in tutti i tentativi di riposare o di lavorare.  

 

Il capitolo su come gestire le crisi di rabbia dei bambini è molto esaustivo e prova a rispondere dei dubbi su questo delicato tema. Mettendoci in ascolto e osservando il nostro bambino, noteremo delle costanti nelle sue manifestazioni di rabbia e di disappunto. Questo ci permetterà di elaborare alcune ipotesi su cosa scateni gli attacchi e di tentare qualche strategia prima che se ne creino le condizioni. Nei nostri momenti di  rabbia ci fa vedere quelle sensazioni che accomunano anche altre mamma e papà, ci aiuta a non sentirci in colpa se a volte avremmo voglia di fare qualsiasi cosa invece di cambiare un pannolino, giocare o tirare fuori il seno. Sentirci accettate da chi ci vuol bene, anche nei momenti più difficili ci aiuterà a gestire i nostri momenti no e di tristezza, e di conseguenza sapere di poter esprimere liberamente i nostri bisogni.

 

All’asilo, quando arriva un bambino arriva una famiglia intera, con le sue storie. Se la struttura propone protocolli che non tengono abbastanza conto dei vissuti dei bambini e dei loro genitori e non dispone di un personale sufficientemente formato su temi a noi cari, non sarà completa. Potrà avere anche un progetto educativo accettabile, ma trascurerà degli aspetti che per alcune famiglie sono fondamentali.

 

È un grande atto di fiducia da parte dei genitori lasciare i propri figli a persone che meritano e bisogna essere sicuri della scelta educativa che potrebbe essere accolta da parte di queste strutture, per la nostra e loro serenità.  

 

I capitoli finali riguardano il potere dei social e come integrare l’educazione sociale ed ecologica. La maggior parte delle mamme passa parecchio tempo sui social e su internet in cerca di informazione e opportunità di condividere la propria esperienza. I tempi del social richiedono un’attenzione costante perché sono fonte costante di stimoli, navigando su pagine e gruppi di maternità le mamme chiedono consiglio o cercano conforto di altre madri, anche quando non trovano appoggio dalle cerchie di persone vicine su stili educativi dei figli, trovano sostegno dietro agli schermi. Inoltre, è importante promuovere la salute affettiva, sociale e ambientale in cui potremo valorizzare e unire le risorse di tutti noi, per offrire un futuro migliore ai nostri figli e al nostro pianeta.

 

Appena finito di leggere il libro, mi sono sentita sollevata, sappiamo dentro di noi qual è la scelta giusta per i nostri piccoli e per la nostra famiglia. Sbaglieremo, siamo umani, ma sicuri del fatto che c’è del tempo per imparare, dobbiamo essere curiosi di approfondire temi che riguardano il benessere e la felicità dei nostri figli.

Prendersi cura dei nostri bambini è ciò che ci rende più umani, dobbiamo credere che facciamo il nostro meglio per augurare un futuro sempre migliore.  

 

Recensione a cura di:
 
Roberta Filippone
 
Responsabile Nazionale del Progetto : "Leggimi ancora!"
Ass. Custodi del Femminino
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

FacebookTwitterGoogle Bookmarks