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Lucia BagnascoQuando ero incinta di Danilo, non ho mai pensato all'allattamento.

Nel senso che lo davo per scontato: avrei allattato mio figlio e la visione di me che lo allatto in fascia è stato anche il primo sogno che fatto di noi durante la gravidanza.

E questo nonostante nella mia famiglia né mia mamma né mia nonna materna avessero allattato e potessero quindi condividere le loro esperienze. Per questo molti davano per scontato che “per genetica” anche io non ci sarei riuscita.

A controbilanciare, ho potuto ascoltare i racconti della mia nonna paterna, che ha allattato mio papà fino dopo i due anni e che è stata il mio esempio.

 

Subito dopo il parto, bello, rispettato, coccolato, nelle due ore in cui io e il mio piccolino siamo stati pelle a pelle, sotto lo sguardo del papà, Danilo ha iniziato ad attaccarsi al seno, ma dopo un paio di ciucciate si addormentava e così ha continuato nelle ore successive.

Col suggerimento delle infermiere pediatriche che ho avuto la fortuna di avere accanto, gli solleticavo guanciotte e piedini per stimolarlo a proseguire, ma non era facile.

Col fatto che ogni poppata era una serie di decine di addormentamenti e risvegli, l'attacco al seno non era mai a posto, la bocchina succhiava quasi da chiusa...e una bella ragade ha fatto la comparsa dopo un paio di giorni. Intanto il peso calava, la montata lattea non arrivava e i pediatri di turno hanno iniziato a voler inserire l'aggiunta.

Ero molto demoralizzata, per l'allattamento che pareva non decollare, per non poter tornare a casa, per non riuscire a fare tutte quelle cose che nella mia testa dovevano essere scontate.

Le meravigliose infermiere, pur rispettando le indicazioni, mi hanno insegnato a dargli quelle poche gocce di latte artificiale con la siringa, in modo che non ci fosse interferenza con l'allattamento. Io lo avevo sempre attaccato al seno, giorno e notte.

Dopo cinque giorni il peso si è finalmente stabilizzato e ci hanno lasciati tornare a casa col nostro fagottino di 2800 g (nato 3200 g), pur raccomandandosi l'aggiunta e fissando il controllo dopo due giorni.

La prima notte a casa è avvenuto “il miracolo”: il seno era gonfio di latte, Danilo si saziava solo nutrendosi da me e non è mai stato necessario usare tutto quel latte artificiale acquistato sulla via di casa! Al controllo, due giorni dopo, il cucciolo era cresciuto di 200 g! Da quel momento  abbiamo definitivamente abbandonato l'idea dell'aggiunta e il latte è arrivato abbondante.

L'unica difficoltà è rimasta quella ragade che stentava a guarire. Ho fatto l'errore di non chiedere aiuto per questo inconveniente, ma mi sono salvata con l'uso di un paracapezzolo per quella decina di giorni necessari a far rimarginare la ferita. Ho resistito diverse settimane perchè temevo che interferisse con l'avvio dell'allattamento, ma il dolore ad ogni attacco era insopportabile, da piangere ogni volta per il male, così ho ceduto...e devo dire che mi ha salvata! Non ha alterato il nostro allattamento e mi ha permesso di godermi ogni poppata senza soffrire.

Dopo qualche mese, siamo stati destabilizzati da una brutta dermatite al seno, che mi causava un terribile prurito quando il seno si riempiva di latte e durante la poppata, dovuto all'uso di coppette assorbilatte che la mia pelle atopica non ha tollerato. Ancora una volta, ho trovato sostegno nella dermatologa di fiducia, che ha saputo trovare una cura che non interferisse con l'allattamento e abbiamo superato anche questo ostacolo.

Oltre a questi piccoli intoppi, i due anni di allattamento sono stati l'aspetto più naturale della mia maternità. Nè i riferimenti del pediatra al termine dell'allattamento nè lo svezzamento nè il rientro al lavoro né l'inizio del nido hanno minato la nostra scelta. Sono cambiate nel tempo le nostre abitudini, ma il nostro momento di latte e coccole ci faceva recuperare il tempo in cui stavamo lontani durante la giornata. 

Poi, poco prima dei due anni del piccolo, sono andata fuori città per lavoro quattro giorni. E quando sono tornata non è stato come le altre volte, che nemmeno mi guardava in faccia ma subito si avventava sul seno per recuperare il tempo perduto. Questa volta mi ha abbracciata, dicendo mamma, mi ha buttato le braccia al collo e, stringendomi forte, mi ha dato tante piccole pacchettine sulla schiena, come faceva quando voleva trasmetterti tutto il suo amore. Solo dopo qualche ora si è come ricordato del latte di mamma...ma solo per un secondo ha tentato di scovarne la fonte...per poi dirottare le sue attenzioni in un altro abbraccio.

E da quel momento non l'ha cercata più.

Temevo sarebbe stato difficile staccarci...invece, senza una lacrima o un ripensamento, è stato lui a trasformare la coccola dell'allattamento in un abbraccio, tutto da solo...ed è andato per la sua strada. Per settimane mi è sembrato strano sedermi sul divano la sera e non vedermi assaltare da lui che ridendo mi tirava via la maglia. Arrivava invece con un libro o un gioco. E a volte si addormentata mettendomi una mano sotto la maglietta, come per rivivere in un modo nuovo quel contatto.

Temevo tanto questo momento del distacco fisico.

Invece, quando siamo stai pronti tutti e due, è stata la fine naturale di un bellissimo allattamento naturale.

 

Lucia è una Mamma alla Pari/ Peer Supporter Allattamento in formazione

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