lanascitatralemani 700x244

 

woman in laborAttualmente circa nove donne su dieci vanno incontro ad una lacerazione vaginale durante il parto. 

Si tratta di un dato recente, contemporaneo, moderno.

Le donne che, nel corso della storia, hanno partorito non sono state toccate da tassi simili di lacerazioni da parto; partendo da questa consapevolezza, in Inghilterra tra il 2013 e il 2014, il Royal College of Midwives ha invitatoa d una chiamata all'azione.

 

Con il sostegno del Royal College of Obstetricians and Gynecologists, si è dato il via ad un programma sperimentale presso l'Ospedale Medway Maritime di Kent.

In cosa consisteva questa "sperimentazione"?

 

Semplicemente nell'eliminazione di ogni forma di pressione e interventismo nei confronti delle donne le quali, dalla seconda metà del 1900 ad oggi, sono spronate a spingere secondo il dettame e i ritmi imposti dall'assistente di turno.

Grazie a ciò, si è notato che la percentuale di lacerazioni perineali di terzo e quarto grado tendono a ridursi dal 7% dei casi all'1%.

La Dr. Smith, responsabile del reparto di ostetricia, ha quindi sottolineato come sia sbagliata l'idea che le donne in travaglio debbano "spingere, spingere e poi spingere ancor di più".

"Quando abbiamo visto 22 casi di lacerazioni di terzo grado in un mese, ci siamo detti che così non poteva e dovera andare "

 

Le donne incluse nel programma sperimentale sono state incoraggiate a travagliare in piedi, ad accovacciarsi o a mettersi in ginocchio, secondo il loro sentire...il che era la norma fino agli anni Cinquanta.

 

Le ostetriche le hanno anche invitate a respirare naturalmente passando attraverso le contrazioni, invece che spingere e spingere.

Al posto di tirare i bambini fuori appena spuntata la testa, le ostetriche hanno lasciato che la venuta alla luce si scandisse secondo il proprio ritmo, sostenendo eventualmente il peso della testa per ridurre la pressione sul perineo.

Il programma è stato un successo così grande che i risultati sono stati pubblicati nella European Journal of Obstetrics and Gynecology e ci sono incentivi per estenderne l'attuazione a livello nazionale.

Si è persin notato che questa "pratica di non interventismo" ha pure ridotto la statistica di danni involontari inferti ai corpi delle donne (fenomeni che coinvolgono addirittura l'85% delle partorienti in alcuni reparti maternità.)

 

In un articolo chiamato To Push or Not to Push (traduzione: "Spingere o non spingere"), il fondatore di HypnoBirthing Mickey Mongan spiega che cercare di "spingere" un bambino affinché nasca, è controproducente:

"Spingere forzatamente crea stress per la madre, la quale, mettendosi meccanicamente in una posizione di autodifesa, chiude gli sfinteri della vagina davanti al bambino che sta discendendo".

Mongan, in questo senso, ha introdotto il concetto di "respirazione condotta dalla madre" in contrasto la respirazione diretta dal personale.

Oggi ci sono prove evidenti degli effetti causati dalle spinte dirette e forzate:

  • Stanchezza materna
  • Maggiore morbilità per madre e bambino
  • Sovratensioni o contrazioni uterine inefficienti
  • Aumento del rischio di ipossia
  • Anomalie della frequenza cardiaca fetale
  • Danni ai muscoli del pavimento pelvico
  • Rottura i vasi sanguigni dell'occhio e del viso
  • Strappo del pereno
  • Aumentare la necessità di episiotomia

 

Come spesso accade, la scienza medica ha scoperto con estremo ritardo ciò che il Sapere e la Consapevolezza corporea (personale, materna) ha sempre custodito e saputo dentro di sé.

Speriamo che questa ulteriore conferma scientifica, acceleri il processo di "(ri)naturalizzazione" del Dare e del Venire alla Luce.

 

 

Articolo a cura di Marika Novaresio

 

Forse ti può interessare leggere: Le spinte materne nel parto e il benessere fetale

FacebookTwitterGoogle Bookmarks