lanascitatralemani 700x244

 

 

STOP VIOLENZAIl fenomeno della violenza di genere oggi è, tristemente, diffuso. È difficile non sentirne parlare quotidianamente, l’assuefazione a notizie aberranti rischia di renderci insensibili e ciechi difronte ad una emergenza sociale, ad un problema ritenuto dalla stessa OMS, di “salute pubblica”.

Il termine femminicidio, con cui viene identificato e normato l’omicidio di una donna, seppur cacofonico, richiamando al latino femina e riportando alla mente l’idea dell’animale, rende evidente la concettualizzazione della commissione di questo reato per ragioni di genere.

La violenza contro le donne ha origini storiche molto lontane, il concetto stesso di donna quale essere inferiore, sottoposto all’uomo, trova riscontro in studi, testi e contesti sociologici antichi.

 

La stessa interpretazione che gli studiosi hanno fornito, nei secoli, della Bibbia porta a pensare alla donna quale creatura di minor valore rispetto all’uomo ed a lui asservita.

I Padri della Chiesa, nell’interpretazione della Genesi (2,7- 25), riscontrano una superiorità dell’uomo rispetto alla donna, individuando una distinzione di natura sessuale, o sessuata, anche nella descrizione del peccato e delle conseguenze dello stesso; l’uomo si ritiene essere stato mosso da motivazioni più nobili, ossia quelle di restare fedele alla sua compagna.

Ma torniamo ad un’epoca più recente.

Come nasce il termine femminicidio?

E’ grazie alle giuriste e studiose messicane che questo neologismo è stato coniato, proprio per descrivere e rendere chiara l’immagine di un delitto compiuto contro la donna in quanto donna, per causa di genere. Il film “ Bordertown” ha permesso di diffondere la conoscenza del fenomeno a livello internazionale, raccontando i fatti accaduti nel 1992 a Ciudad Juarèz, che videro più di 4.500 giovani donne uccise ed oltre 650 stuprate torturate e poi uccise ed abbandonate ai margini del deserto, nella completa indifferenza delle Istituzioni.

Ebbene, la violenza, il femminicidio, affondano le proprie origini in un passato abbastanza lontano da poter e dover insegnare molto, ma la cultura relativa a questo fenomeno ha, piuttosto, subito una involuzione.

I Paesi latinoamericani, sulla scorta delle esperienze messicane, hanno adottato una legislazione che regolasse e punisse questo crimine, prevedendo l’istituzione di Osservatori che monitorassero l’evolversi della situazione. I Paesi occidentali sono giunti più tardi alla regolamentazione giuridica e l’Italia, in particolare, deve i dati di monitoraggio al lavoro appassionato ed instancabile di associazioni di donne, studiose autonome e volontarie, non ad Osservatori con raccolte ufficiali, almeno fino alla redazione della attuale normativa ( si veda l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori).

Questo potrebbe già dirla lunga sull’atteggiamento psicologico della società rispetto ad un fenomeno ancora non del tutto compreso nella sua estrema gravità.

 Va tenuto presente, altresì, che a livello mondiale la violenza domestica, quella quindi perpetrata tra le mura domestiche, dal partner o da soggetti affettivamente legati alla vittima, costituisce la principale causa di morte o lesioni per le donne di età compresa tra i 16 ed i 44 anni.

Emblematica è la dichiarazione, del 25 giugno 2012, della relatrice speciale delle Nazioni Unite Rashida Manjoo: “ a livello mondiale la diffusione degli omicidi basati sul genere ha assunto proporzioni allarmanti, culturalmente e socialmente radicati, questi fenomeni continuano ad essere accettati, tollerati e giustificati e l’impunità costituisce la norma…”

 La violenza, quindi, è un problema politico che le Istituzioni devono affrontare e gestire, con l’obiettivo di sradicarla.

 Sì come stabilito dalla Convenzione di Istanbul del 2011, ratificata dall’ Italia nel 2013, la violenza contro le donne costituisce violazione dei diritti umani: dignità, libertà, uguaglianza.

 Essa “… riconoscendo la natura strutturale della violenza contro le donne, in quanto basata sul genere, e riconoscendo altresì che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini…” si pone l’obiettivo di (art.1) “ … proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica; contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parità tra i sessi, ivi compreso rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne…”

 La citata convenzione e la successiva legge 119 del 2013 sul femminicidio, costituiscono gli interventi normativi di maggiore evidenza, ma il lavoro della comunità internazionale e delle nostre Istituzioni per combattere e sconfiggere una delle forme di violazione dei diritti umani più estese, è molto più antico e complesso.

Lo strumento legislativo, da solo, non è sufficiente a produrre una inversione di tendenza che è, soprattutto, di natura socio-culturale.

E’ fondamentale interrogarsi e diffondere una cultura del rispetto e della uguaglianza, che consenta a noi tutti di vivere in un contesto più umano e di educare le nuove generazioni al rispetto di valori imprescindibili per una convivenza civile e giusta.

Informarsi, documentarsi, confrontarsi, aiuta a tutelare noi stessi e gli altri.

Il percorso che desidero proporvi (per informazioni clicca qui), vi accompagnerà nell’analisi normativa e sociologica del fenomeno, vi permetterà di acquisire maggiori informazioni e, perché no, interrogarvi sul vostro ruolo all’interno di una società spiccatamente egoista e spesso sorda alle richieste d’aiuto.

 

 

Articolo a cura di 

Nicoletta Princigalli,
Avvocato

FacebookTwitterGoogle Bookmarks