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capezzoli piattiTra i vari miti che girano sull'allattamento, c'è anche quello legato al "tipo" di capezzolo.

E' socialmente diffusa l'informazione che una donna con capezzoli piatti o introflessi, non possa allattare facilmente e che debba usare automaticamente i paracapezzoli. Vediamo insieme qual è la realtà.

 


Possiamo partire dicendo che sono state qualificate due tipi di introflessione:

1.introflessione “ombelicata” in cui il capezzolo procede con l'eversione
2.introflessione “invaginata” nella quale l'eversione non avviene o avviene a fatica.

Uno studio condotto da Han and Hung (1999) ha portato all’indentificazione di tre gradi di inversione:

- Grado I: simile al capezzolo ombelicato.
- Grado II: l’eversione può avvenire in maniera manuale, ma non in modo così agevole come avviene nel Grado I
- Grado III: il capezzolo è estremamente introflesso e retratto, l’eversione è molto difficile e ritorna prontamento in posizione introflessa e retratta dopo  l’eversione.

 

Cosa è importante sapere.

 

A volte l’inversione si risolve da sola nel corso della gravidanza: i cambiamenti ormonali aumentano l’elasticità della pelle,inoltre, in molti casi, il grado di introflessione è tale da non incidere sulla capacità di estrazione del bambino.

E’ utile sapere che, a monte, non è possibile sapere se la conformazione del capezzolo inciderà sull’allattamento: l’apparenza esteriore del capezzolo non riflette il suo aspetto nella bocca del bambino, sotto l’effetto della sua suzione. Inoltre, il bambino non prende il capezzolo, ma una porzione di seno.Sappiamo, però che, a fronte di mamme che sono riuscite/riescono ad allattare senza problemi, ce ne sono altre che hanno trovato una connessione tra la conformazione del capezzolo/del seno e alcune difficoltà nell’allattamento.

 

Cosa si può fare in questi casi?

 

Alcune mamme traggono beneficio dai massaggi. Nel caso di capezzolo piatto (non introflesso) può essere utile massaggiare il capezzolo o applicare un impacco freddo per stimolare l’eversione del capezzolo. Nel caso di capezzoli introflessi, può essere utile massaggiare ponendo il pollice a circa 1/2 cm dal capezzolo con le altre dita al di sotto e premere delicatamente ma con decisione verso la cassa toracica. E’ preferibile eseguire questo massaggio sdraiata sul fianco.

Alcune mamme hanno trovato utile usare un tiralatte o un altro strumento (come una siringa modificata) che eserciti una pressione adatta a tirare fuori il capezzolo. Per creare questa siringa modificata, è sufficiente rimuovere il pistone, tagliare la parte della siringa in cui alloggia l’ago e, infine, reinserire il pistone dal lato tagliato della siringa. In alcuni casi (ossia, non in tutti) può essere utile usare un paracapezzolo.

Non esistono studi controllati che provino l’efficacia dei modellatori nel far fuoriuscire i capezzoli introflessi.Può, inoltre, essere importante tenere presente che  la tensione di un ingorgo (o dei fluidi somministrati durante il travaglio) può far appiattire momentaneamente il capezzolo (fenomeno più frequente nell’avvio dell’allattamento).

Sappiamo quanto possa essere dura, ricorda che, via via, che il bambino/la bambina cresce, l'eventuale difficoltà tende a ridursi e/o a svanire.

  

"Quando scoprii di aspettare un bambino feci quello che la maggior parte delle donne faceva, cominciai a divorare libri.

Decisi di tornare a casa, in Kenya, dove misi alla luce mia figlia.

Piangeva molto e io stanca ed esasperata piangevo spesso con lei,

tentando di ricordare tutto ciò che avevo letto fino ad allora.

Un giorno mia nonna giunse dal villaggio per farmi visita.

Appena mi vide sorrise e con calma pronunciò le sue semplici parole:

"Sei tu l’esperta di tua figlia. Non leggere libri… leggi la tua bambina".

J. Claire K. Niala

 

 

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