516 La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie“Credo che l’introduzione di ausili meccanici diventerà una necessità generale nelle scuole del futuro. Vorrei, però, sottolineare che questi ausili meccanici non sono sufficienti per realizzare la totalità dell’educazione”. Maria Montessori, Introduction on the Use of Mechanical Aids.

Spesso mi domandano se sono contraria a far vedere i cartoni animati sul tablet o televisione, oppure se acconsento a far maneggiare il cellulare a mia figlia di 21 mesi, infine mi dicono che seguendo l’approccio montessoriano sono arcaica. Per questo ho voluto leggere il libro edito Il Leone Verde, “la pedagogia Montessori e le nuove tecnologie. Un’integrazione possibile?”, di Mario Valle. C’è il pregiudizio diffuso che tale approccio non sia al passo con i tempi, e chi segue la pedagogia Montessori viene definito come “retrogrado” perché le tecnologie sono onnipresenti.

L’autore da oltre trent’anni lavora ai computer nei campi più disparati della scienza, opera a stretto contatto con scienziati al Centro Svizzero di Calcolo Scientifico, utilizzando supercomputer e tecnologie di punta. Suo figlio ha frequentato la scuola Montessori e ha voluto approfondire la concreta scientificità delle idee della Dott.ssa Maria Montessori.

 

Chi visita una scuola Montessori si meraviglia di non trovare molta tecnologia, e immediatamente la preoccupazione principale è che la scuola non prepari in maniera adeguata i bambini per un mondo in cui le tecnologie sono abbastanza diffuse. L’autore sostiene che la pedagogia montessoriana sia il miglior modo per educare i nostri “abitanti del futuro”, perché si basa su solide fondamenta scientifiche. È necessario che tutti i materiali, comprese le nuove tecnologie, debbano essere provati e studiati, ma è utile specialmente osservare l’uso che ne fanno i bambini.  La tecnologia a scuola può essere sì un aiuto, ma può rivelarsi controproducente se considerata prioritaria rispetto allo sviluppo armonico della personalità del bambino.

Il cervello dei bambini piccoli è più plastico del nostro, per cui non fanno quasi nessuno sforzo ad adattarsi alle nuove situazioni, esplorano con entusiasmo il nuovo mondo che sta di là dello schermo. Tuttavia, bisogna capire qual è il momento giusto per far entrare la tecnologia nella vita dei bambini, per essere un aiuto più consono al loro sviluppo.

Si consiglia di lasciar perdere la tecnologia fino ai sei-otto anni, almeno a scuola, perché i bambini devono aver acquisito la capacità di astrazione prima di accedere alle nuove tecnologie.

Molti dei modi con cui interagiamo con la tecnologia informativa sono convenzioni apprese. Per esempio, il tablet o lo schermo del computer non ci invitano ad agire, semmai ci invitano a considerare una delle convenzioni, come per esempio il cursore che cambia forma quando si è su qualcosa che si può cliccare o l’icona della lente d’ingrandimento che ci suggerisce di cercare. Attraverso l’uso dei materiali, i bambini creano occasioni per imitarsi l’uno l’altro. Gli oggetti forniscono un contesto alle loro azioni specificandone più chiaramente lo scopo e facilitandone così l’imitazione. Di conseguenza, un approccio a “bassa tecnologia” di una scuola Montessori è quello che serve ai bambini per impadronirsi della scrittura e per sviluppare le forme di pensiero necessarie al loro vivere nel futuro.

Nelle scuole Montessori gli esercizi di manipolazione degli incastri solidi, di tracciamento con le dita delle forme delle lettere smerigliate e la scrittura a mano, fanno sì che i neuroni, identificando forme e profili ripetuti, creino un alfabeto di giunzioni e bordi che verrà usato nella lettura per il riconoscimento delle lettere. Invece, il testo elettronico non aiuta a percepire quanto manca alla fine del libro o a che punto siamo, poiché  il testo appare sempre uguale. Gli schermi sono più faticosi della carta, da un punto di vista cognitivo e fisico. Difatti, scorrere un testo digitale richiede uno sforzo costante, aggravato dagli schermi luminosi di tablet e computer portatili che affaticano gli occhi.

Si può introdurre a scuola la tecnologia, prima dobbiamo insegnare ai ragazzi come cercare le informazioni globali, ma soprattutto come fare ricerca, invece di limitarsi come si usa Google o a vietare l’accesso a Wikipedia per l’eventualità che ne copino passivamente i contenuti.

Non conosciamo ancora bene gli effetti a lungo termine dell’uso della tecnologia, soprattutto a scuola. Non pensiamo quindi di avere una risposta univoca alla domanda se le tecnologie a scuola portino o no dei benefici allo sviluppo cerebrale. Quello che si fa in una scuola Montessori è perfettamente in linea con i meccanismi di funzionamento del cervello.

La tecnologia deve essere utilizzata come gli altri materiali presenti a scuola, deve essere disposta all’interno dell’ambiente e non formare una disciplina autonoma. Le scuole con un consolidato progetto educativo mettono la tecnologia nella giusta prospettiva, accogliendo l’innovazione solo se si dimostra compatibile con le conoscenze sullo sviluppo del bambino e nella crescita dell’individuo come persona completa.  Ovviamente, in questa categoria entrano le scuole  Montessori.

Ci sono varie pagine del libro dedicate alle paure riguardo all’introduzione di una nuova tecnologia. Vi è paura che le moderne tecnologie rendano troppo facile la scuola, paura che giochino invece di studiare, paura che perdano tempo, paura che i giovani si perdano in un mondo virtuale contrapposto al mondo reale, paura che si facciano abbindolare. Viene spiegato in dettaglio come la tecnologia deve essere uno strumento di conoscenza e unione. Per esempio in base alle fasce d’età la tecnologia  a scuola può avere tanti riscontri: al nido, si può fare un lavoro di formazione per i genitori sull’uso della tecnologia e della televisione a casa. Nella scuola primaria, si possono organizzare attività di guida per far capire ai bambini che cosa c’è dietro alle tecnologie e come trattarle correttamente, e attività culturali con i genitori sul corretto uso delle tecnologie anche da parte loro. Dopo la scuola primaria, si dovrà conseguentemente approfondire il tema delle nuove tecnologie nella scuola partendo dalla conoscenza dei ragazzi nativi digitali e del loro mondo tecnologico.

Riprendendo quanto accennato all’inizio, ho deciso di non avere la televisione a casa. Ritengo che mia figlia avrà tutto il tempo necessario per scoprire il grande schermo o i dispositivi portatili, vede in mano a noi genitori il cellulare e come conoscenza tecnologica le è sufficiente. Gli adulti e spesso la scuola controllano lo sviluppo del bambino, frenando il loro entusiasmo a giocare, creare, inventare ed immaginare; i bambini devono fare le loro esperienze tecnologiche a tempo debito.

 

 

Recensione a cura di:

Roberta Filippone

Responsabile Nazionale del Progetto : "Leggimi ancora!"

Ass. Custodi del Femminino

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