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lo sguardoIl momento della nascita viene spesso chiamato “il primo abbraccio” o il “primo sguardo”. Si tratta di espressioni che, chiaramente, inglobano molto di più: il contatto, il calore, il profumo della pelle, il gusto delle prime gocce di colostro e poi, sì, c’è questo sguardo. Non c’è niente di più intenso e potente dello sguardo della diade, nei primi momenti dopo la venuta alla luce!

Nei corsi di accompagnamento alla nascita spesso viene spiegato come la distanza che separa il bambino/la bambina tenuto/a al seno, dagli occhi della sua mamma corrisponde perfettamente alla capacità del suo campo visivo, non un po’ di più né un po’ di meno. Dietro questa informazione - che può suonare come una curiosità nozionistica - c’è così tanto!

Una trama di fili colorati unisce gli organi di senso esterni ed interni della diade, alimentando in modo costante il benessere di entrambi.

 

Sullo sguardo della diade ci sarebbe davvero tanto da dire... o forse è troppo delicato e immenso per essere raccontato.

Tuttavia, può essere interessante conoscere anche quanto emerso da una ricerca condotta dall’Università di Cambridge(1) ossia che proprio questo sguardo e questo contatto rende le onde cerebrali degli adulti e dei bambini "sincronizzate" l'una con l'altra – un elemento che, tra i vari benefici,  supporta la comunicazione e l'apprendimento.

Quando un genitore e un bambino/una bambina interagiscono, i vari aspetti del loro comportamento si sincronizzano, a partire dallo sguardo, dalle emozioni e dal battito cardiaco.

Le onde cerebrali sono collegate ad un’attività di gruppo di neuroni e sono coinvolte nel trasferimento di informazioni tra le regioni cerebrali. Studi antecedenti avevamo già dimostrato che, quando due adulti si parlano, la comunicazione si rivela più efficace quando cui le  onde cerebrali entrano in sincronia.

Su questa scia, i ricercatori del Baby-LINC Lab dell'Università di Cambridge hanno condotto uno studio per esplorare se e come i bambini possano sincronizzare le loro onde cerebrali con quelle degli adulti - e se e come il contatto visivo possa giocare un ruolo di influenza. I loro risultati sono pubblicati oggi negli Proceedings of National Academy of Sciences  (PNAS) [Atti dell'Accademia Nazionale delle Scienze].

Il team ha esaminato i modelli di onde cerebrali di 36 bambini (17 nel primo esperimento e 19 nel secondo) utilizzando l'elettroencefalogramma (EEG) per misurare i pattern dell'attività elettrica del cervello (tramite elettrodi in una cuffia indossata dai partecipanti). Essi hanno quindi analizzato l'attività cerebrale del singolo bambino/della singola bambina con quella dell'adulto che gli/le stava cantando filastrocche.

Nel primo dei due esperimenti, il bambino/la bambina doveva guardare un video in cui un adulto cantava filastrocche. Inizialmente, l'adulto - le cui onde cerebrali erano già state registrate - guardava direttamente nella direzione del bambino/della bambina. Successivamente, continuando a recitare filastrocche, voltava la testa distogliendo lo sguardo. Infine voltava la testa da un'altra parte, ma mantenendo gli occhi diretti verso il il bambino/la bambina.

Come anticipato, i ricercatori hanno scoperto che le onde cerebrali dei bambini erano maggiormente sincronizzate con quelle dell’ adulto quando lo sguardo di quest’ultimo incontrava il proprio.

Interessante notare anche che il maggiore effetto “sincronizzante” si verificava quando la testa degli adulti era, sì, girata ma gli occhi si mantenevano direttamente rivolti al bambino. I ricercatori suppongono che ciò potrebbe essere determinato dal fatto che un tale sguardo manifesta una grande carica intenzionale e fornisce, quindi, un messaggio di grande comunicazione e relazione.

Nel secondo esperimento, niente video bensì un adulto dal vivo. Questi inizialmente guardava in modo diretto la bambina/ il bambino, poi distoglieva lo sguardo sempre continuando a cantare filastrocche. Le onde cerebrali chiaramente furono monitorate dal vivo per vedere se i modelli di onde cerebrali fossero o meno influenzati dal bambino e viceversa.

Ebbene, l’attività celebrale dei neonati e degli adulti si è reciprocamente sintonizzata, una volta stabilito il contatto visivo. Ciò è accaduto sia quando l’adulto ha guardato direttamente il bambino/la bambina, sia quando  questi ha distolto lo sguardo. I ricercatori hanno sottolineato come ciò riconfermi come la sincronizzazione delle onde cerebrali non sia solo determinata dal vedere una faccia o dall’intravedere qualcosa di interessante, bensì anche dal comune intento di comunicare.

Come parametro di misura dell’intento dei bambini, i ricercatori hanno preso i loro "vocalizzi". Come previsto, i bambini hanno fatto uno sforzo maggiore per comunicare, facendo più "vocalizzi", quando l'adulto donava loro un contatto visivo diretto - e i bambini che hanno fatto vocalizzazioni più lunghe hanno anche sviluppato una maggiore sincronia con l'onda cerebrale dell'adulto.

La dott.ssa Victoria Leong, autrice principale dello studio, ha dichiarato: "Quando l'adulto e il bambino si guardano l'un l'altro, stanno segnalando la loro disponibilità e l'intenzione di comunicare tra loro. Abbiamo scoperto che sia il cervello adulto che quello infantile rispondono a un segnale dello sguardo diventando maggiormente sincronizzati con il proprio partner. Questo meccanismo predispone i genitori e bambini a comunicare, sincronizzando i ritmi di parola-ascolto, il che rende più efficace anche l'apprendimento".

Questa dinamica di “apprendimento efficace” viene spesso tenuta in considerazione e rilevata nei primissimi anni, ma è bene ricordare che appartiene all’essere umano in ogni fase della vita. Lo vediamo anche nel percorso didattico (quanto è determinante l’ “io ti vedo” che nutre un rapporto di fiducia, conoscenza verace e rispetto tra insegnante e allievo/a?), lo constatiamo nelle relazioni sociali e, in età adulta, nell’ambiente di lavoro

Il dott. Sam Wass, altro autore dello studio, ha dichiarato: "Non sappiamo ancora che cosa causi questa sincrona attività cerebrale. I nostri risultati suggeriscono che lo sguardo e i vocalizzi possano entrambi, in qualche modo, svolgere un ruolo determinante. Ma la sincronia cerebrale che abbiamo osservato è a così elevata scala temporale - da tre a nove oscillazioni al secondo - che abbiamo ancora bisogno di capire esattamente quale meccanismo lo crei ".

L’accudimento genitoriale si protrae nel corso di così tanti anni da potersi giustamente domandare se abbia mai fine.

Costruiamo momenti e serbiamo ricordi fatti di vissuti quotidiani, risate, litigi, divertimento, sbadigli, entusiasmo, stanchezza, momenti di coraggio e di paura e tanti, tanti, continui sguardi.

Ci siamo presi dei momenti per soffermarci a contemplare questa potenza?

Quante risorse mettiamo in gioco per crescere (nel ruolo di figli) e per accudire (nel ruolo di genitori)!

Il mondo della genitorialità è attualmente ricco di importanti spunti esterni (libri, corsi, forum,...) al contempo, ricordiamoci che gli strumenti più determinanti e arricchenti per essere ottimi genitori, li abbiamo dentro di noi!

 

 

 

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(1) “Speaker gaze increases information coupling between infant and adult brains” by Victoria Leong, Elizabeth Byrne, Kaili Clackson, Stanimira Georgieva, Sarah Lam, and Sam Wass in PNAS. Published online November 28 2017 doi:10.1073/pnas.1702493114

 

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