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La maggioranza delle gravidanze segue un decorso fisiologico,eppure la maggior parte delle nascite subisce interventi medici non necessari!
In molti paesi (soprattutto a partire dal secondo dopoguerra) si è diffusa la percezione che partorire in ospedale sia più sicuro. A fronte di ciò, esistono nazioni in cui la donna, nel percorso di maternità, ricevendo un supporto ostetrico,percepisce il parto in casa come l'opzione più naturale e l'idea di eventuale trasferimento (laddove necessario) tra casa e ospedale,è vissuta in modo tranquillo e agevole.

Appare, infatti, chiaro come le tempistiche ospedaliere imposte, unitamente alla perpetrazione di una prassi assistenziale standardardizzata, possano incrementare il numero di interventi e quindi le complicazioni.

In un parto in casa con assistenza ostetrica e, alle spalle, un rapporto di serena collaborazione con una struttura ospedaliera in caso di trasferimento, si minimizzano (o annullano) gli inconvenienti, garantendo al contempo tutti i benefici psicologici, fisici e medico-assistenziali (in linea con la definizione che l'OMS ha dato di salute quale " stato di completo benessere fisico, mentale e sociale").

Sempre più numerosi studi osservazionali suggeriscono che il parto in ospedale non è più sicuro di un parto in casa con assistenza ostetrica, anzi esso tende a generare maggiori interventi e maggiori complicazioni. Uno studio del 2014 (1) aveva già evidenziato come le donne che partoriscono in casa, abbiano un'inferiore percentuale di travagli operativi, un minore tasso di episiotomie, di somministrazione di ossitocina per accelerare il travaglio e di epidurali. E, soprattutto, le bambine/i bambini nascono sani e al sicuro.

Premesso che, in alcuni casi,gli interventi medico-ostetrici sono indispensabili per la salute e la sicurezza della diade, possiamo prendere atto che, in molti casi, essi sono abusati e i loro benefici sono privi di evidenze scientifiche, anzi portano con sé i rischi intrinseci. L'uso del buon senso, di giudizio e cautela in ogni occasione di intervento porta esiti più sicuri e una più serena degenza.

Uno studio olandese (2) ha rilevato che il rischio di severe complicazioni è pari all’1 per 1,000 nei parti in casa e del 2,3 per 1000 nei parti in ospedale. Alla luce di queste evidenze, Cathy Warwick, chief executive del Royal College of Midwives, ha dichiarato che:

"Questa ricerca dovrebbe incoraggiare a mettere a disposizione maggiori risorse al fine di fornire alle donne una reale facoltà di poter scegliere il parto in casa”.

Proprio in virtù di questa necessità di permettere ad ogni donna di scegliere realmente dove dare alla luce e considerati gli attuali abusi che le donne si trovano troppo spesso a vivere durante il parto, Le Custodi del Femminino si uniscono al progetto "Basta tacere: le madri hanno voce".

Se durante l’assistenza al parto avete vissuto esperienze di abuso, maltrattamenti o violenza, vi chiediamo di:

• scrivere la vostra esperienza in un foglio (anonimo, senza riferimenti alle persone e/o luoghi precisi*) intitolandolo #bastatacere
• farvi un auto-scatto con il foglio (senza viso*)
• postarla sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/bastatacere
• farla girare nei social network con l’hashtag #bastatacere
• a partire dalla data 4 aprile 2016 per 15 giorni.

Il reato di "violenza ostetrica" in Italia non esiste, ma quello di calunnia e diffamazione sì, ed è un reato penale - per questo consigliamo l'anonimato. Le donne e utenti dell’assistenza alla maternità sono escluse dalle decisioni sul percorso nascita e sulle politiche sanitarie che riguardano il loro corpo e i loro bambini. Le loro voci non vengono ascoltate, eppure esse descrivono un quadro preoccupante in cui emerge che nell’assistenza alla nascita in Italia i diritti fondamentali e costituzionali non vengono rispettati.

 

campagna bastatacere

 

Fonti:
Benefits and harms of planned hospital birth compared with planned home birth for low-risk pregnant women - Cochrane Library
1. http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jmwh.12172/abstract
2. http://www.bmj.com/content/346/bmj.f3263

 

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