Header new 707x180

 

scalePiù o meno mensilmente mamma e bimbo (salvo circostanze particolari o esigenze mirate) si recano dal pediatra per verificare la sana crescita del neonato: peso, lunghezza, circonferenza cranica e stato di salute generale.

Ed eccola lì, l’affermazione che ci fa tremare: “Mi spiace, non cresce abbastanza. Il tuo latte, cara mamma, non è evidentemente sufficiente”.

Ed eccola lì: questa mamma che già si sente inadeguata.

Non sono capace di crescere mio figlio” pensa.

 

Il pediatra continua e prospetta alla mamma almeno due possibilità:

1. aggiunta di latte artificiale (se ancora piccolissimo);

2. procedere con lo svezzamento (e via al vasetto di frutta).

A quel punto nella mamma si crea ovviamente una notevole confusione.

Sì, insomma, lei le regole le conosce, l’OMS è chiara: niente di diverso dal latte materno prima dei sei mesi compiuti e soprattutto "come può il mio bambino mettere peso, mangiando un vasetto di omogeneizzato (o al meglio un pò di mela grattugiata)?"

A questo punto una mamma che ha già fatto un percorso di conoscenza e consapevolezza, annuirà davanti al pediatra per poi fare altre valutazioni, cercando nella migliore delle ipotesi l’aiuto di una consulente accreditata in ambito allattamento. Al contrario, una mamma più insicura e preoccupata avrà una maggiore tendenza ad affidarsi ciecamente ed a seguire le direttive.

Pensiamo a quest’ultima tipologia di mamme.

Subito nasce un confronto che insinua dubbi e ansie: “Perché mio figlio non mangia, mentre il tuo sì? Guarda come apre la bocca davanti al cucchiaino!”.

Se nella crescita qualche passaggio risulta difficile (o impossibile), nella maggioranza dei casi è perché i tempi non sono ancora maturi. 

Probabilmente ci troviamo di fronte ad un bambino che non è ancora capace di stare seduto, che va tenuto in braccio. Un bambino che non può inghiottire perché non ha ancora perso il riflesso di estrusione. Un bambino che avrebbe bisogno unicamente di latte materno e che, invece, vede arrivarsi in bocca questa sostanza che proprio non gradisce e non conosce.

“Mamma, io sono piccolo” pensa il bambino - ma non può parlare, può solo rifiutarsi, girare il volto e sputacchiare.

Che difficoltà, per entrambi!

La mamma avverte un peso addosso più grande di lei e non parliamo di quanto si senta annebbiato il bebè!

Cosa succede a questo punto?

E' probabile che il bimbo continui a “non crescere”. In realtà, sta e stava crescendo, solo che le tabelle dei percelli (ossia una media teorica) tendono ad avere la meglio ed a sopraffare la sicurezza materna e la competenza della diade!

Questo accade perché ci sono troppe intromissioni gerarchiche che minano la consapevolezza e perché raramente si danno, alle madri, informazioni aggiornate ed accurate... pochi spiegano loro le variabili... nessuno sottolinea che ogni situazione è unica!

Ogni mamma ha il diritto di sapere che esistono delle tabelle OMS con focus specifico sulla crescita dei bambini allattati al seno (sì, perché c'è una differenza nel ritmo di crescita tra i bambini allattati al seno e quelli nutriti con la formula).

Ogni mamma ha il diritto di conoscere i parametri indicativi di un'adeguata assimilazione di latte (il numero dei pannolini bagnati, tanto per iniziare).

Perché non considerare anche la costituzione fisica di mamma e papà? Se loro sono minuti, perché pretendere che il bambino sia un gigante? Eppure sembra che alcuni pediatri amino far pressioni di questo tipo.

L’unica cosa che una mamma deve sapere e che l’allattamento a richiesta (perdonando il gioco di parole) deve essere, appunto, a richiesta!

Il bimbo deve essere libero di nutrirsi in base ai suoi bisogni.

I casi particolari vanno gestiti con accuratezza e senza prendere sotto gamba nulla.

Questo le mamme devono sapere e questo i pediatri non dovrebbero dimenticare.

 

Articolo di Elisabetta Scarpa,  co-fondatrice del Progetto Mamme per Mano

FacebookTwitterGoogle Bookmarks