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uscire dal silenzio

“Vi sono perdite che comunicano all'anima una sublimità,

nella quale essa si astiene dal lamento

e cammina in silenzio come sotto alti neri cipressi.”

Friedrich Nietzsche

Le emozioni e i pensieri quando si perde un figlio

La morte di un bambino in gravidanza o dopo la nascita, interrompe una relazione che si è costruita nel tempo tra la mamma, il papà e il bambino, lasciando una ferita profonda nel progetto di vita immaginato.L’interruzione di questo legame è un evento innaturale al di fuori di una realtà comprensibile.

Il legame tra mamma e bambino, seppur non visibile, è un legame profondo fatto di sensazioni ed emozioni condivise nel corpo materno: ciascun membro della famiglia (compresi i figli e i parenti più prossimi) avrà creato un proprio legame con quel bambino, fatto di pensieri, aspettative e desideri.

Il lutto perinatale presenta tutti i drammatici aspetti del normale processo del lutto, con la differenza che è “biologicamente paradossale”: la morte incrocia la nascita e si insinua in ciò che dovrebbe rappresentare il luogo sicuro per eccellenza, il grembo materno.

E’ impossibile descrivere tutte le emozioni e tutti i pensieri sperimentati quando si perde un figlio, tuttavia ci sono alcuni vissuti comuni tra le persone che lo hanno affrontato.

Tra le emozioni ed i pensieri più frequenti troviamo:

-Sensazione di vuoto

-Irrealtà 

-Agitazione e bisogno di “fare”

-Tristezza e angoscia

-Apatia

-Senso di colpa

-Vergogna

-Pensieri ridondanti e rimugino (“è tutta colpa mia”, “se solo avessi”, “se non avessi”).

E’ importante ricordare che nel corso di una stessa giornata potranno alternarsi  stati d’animo molto diversi: sentimenti di dolore e disperazione possono fare il posto a pensieri intrusivi di colpa. Potranno manifestarsi paura di impazzire e di non sopportare il dolore, alterazioni nel normale ritmo del sonno, dell’alimentazione, momenti di iperattività e di estraneità, che potranno sottrarre il pensiero dal ricordo di ciò che è stato vissuto.

Sensazioni e pensieri così violenti e discordanti potrebbero preoccupare molto, noi stessi  e le persone a noi vicine, nonostante siano del tutto fisiologici nel processo di attraversamento della perdita.

Le emozioni negative, che si dovranno  necessariamente provare perché appartengono al lutto e alla perdita, varieranno in intensità e durata: tutto ciò per un periodo di tempo abbastanza lungo da poter far nascere in noi il bisogno di aiuto e condivisione.

 

Dalla negazione al desiderio di amare ancora:

L’enfasi a “stare meglio”, il ridimensionare le proprie emozioni, la negazione di ciò che è stato sono modalità radicali di reagire al lutto, sempre più diffuse in un sistema sociale in cui pochissimo spazio viene lasciato alla morte, al dolore e alla sua elaborazione.

Eppure, negare ciò che è stato difficilmente aiuta a lenire quel dolore e curarne la ferita: allora, può essere importante confrontarsi con chi ha vissuto esperienze simili, se necessario chiedere supporto a personale adeguatamente formato, per trovare altri modi di reagire al dolore, più funzionali e positivi.

Negare ciò che è accaduto, impedirci di vivere e sentire a pieno tutte le emozioni connesse a quel dolore potrebbe essere addirittura controproducente: non è possibile cancellare ciò che abbiamo vissuto, anche se in diversi momenti della nostra vita potremmo volerlo desiderare.

La perdita è un evento molto traumatico e come tutti i traumi prende un posto nella nostra memoria, e lì resta, anche se proviamo a negarla. E’ molto più importante, seppur difficile e doloroso, imparare ad accettare ciò è stato, ascoltare con rispetto la sofferenza e impiegare i nostri sforzi non per dimenticare: ciò significa ricominciare a vivere nonostante il dolore.

Un’emozione non espressa è un dolore da sopportare, talvolta troppo grande da poter essere trattenuto: in questo tempo, raccogliersi vicino alle persone affettivamente significative, capaci di comprendere e di donare ascolto  senza negare la perdita può costituire una rete di supporto estremamente protettiva. Anche se non siamo abituati, possiamo scegliere di chiedere aiuto, condividere e uscire dall’ombra.

 

Dr.ssa Claudia Proserpio

 

Custodi del Femminino e il gruppo “Genitori tra Cielo e Terra” offrono uno spazio protetto in cui trovare informazioni, ascolto e sostegno.

 

 

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Riferimenti bibliografici:

Aite L. Culla di parole, come accogliere gli inizi difficili della vita. Bollati Boringhieri, 2006.

Maghella P., Pola V. La perdita. La perdita di un bambino: il processo del lutto e del sostegno. Macroedizioni, 2005.

Ravaldi C., Piccoli principi. Perdere un bambino in gravidanza o dopo io parto. I edizione l.

Ravaldi C., Il sogno infranto. Affrontare il lutto perinatale. Iperedizioni, 2013.

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