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lutto perinatale

Le parole sono  finestre, oppure muri

B.M.Rosenberg

Il lutto perinatale, inteso come “lutto intorno alla nascita”, dal concepimento alla conclusione dell'esogestazione, è un lutto sociale e collettivo, perché tocca tutti: la coppia, gli amici e i parenti, gli operatori sanitari coinvolti.

La comunicazione che si avvicenda nei momenti prossimi alla perdita ha un peso enorme nel percorso di accompagnamento di quel dolore e della sua elaborazione. A partire dalla comunicazione di diagnosi infausta o di morte avvenuta sino alle diverse tappe che la coppia genitoriale dovrà affrontare, il valore delle parole e dei discorsi che incontreranno troverà spazio nel loro vissuto, influenzandone l’attribuzione di significato. Molteplici studi dimostrano gli effetti protettivi o, al contrario, lesivi di una comunicazione empatica o inadeguata nella relazione coppia genitoriale ed equipe terapeutica. Inoltre, la presenza di una rete supportiva, rappresentata da famigliari e amici, accanto a chi attraversa un lutto perinatale si dimostra essere un fattore di straordinaria importanza al fine di consentire un’adeguata significazione della perdita, garantendo un valido e sincero aiuto nelle fasi più difficili e complicate.

Proprio nei momenti più altamente traumatici, le parole, i gesti e i silenzi, più in generale tutto ciò che costituisce la comunicazione tra individui, acquisteranno una massima importanza: le parole, la gestualità, l’ascolto, avranno il compito di essere “terapeutici” e di promuovere le risorse interne dei genitori, la libera espressione delle loro emozioni e favorire la collaborazione tra l’equipe curante e quella coppia.

D’altro canto, stare accanto al dolore altrui, soprattutto quando questa sofferenza si accompagna ad un trauma innarrabile quale la perdita di un bambino, rappresenta un’impegno, una responsabilità ma altresì un compito difficile sia per gli operatori sanitari sia per i famigliari e gli amici che vivono a fianco  a quei genitori in lutto. Ciò, è ulteriormente reso faticoso poiché vissuto all’interno di una società in cui poco spazio viene lasciato alla morte, al dolore e alla loro espressione.

Una buona comunicazione non può prescindere da un ascolto attivo e  da un’attenzione consapevole verso se stessi e verso chi abbiamo di fronte: benché sia spesso impossibile prevedere quali scambi comunicativi accompagneranno momenti così difficili e dolorosi è altresì possibile definire alcune indicazioni generali tali da tratteggiare una sottile eppur fondamentale linea di demarcazione tra ciò che è bene non dire e ciò che può costituire un “ponte narrativo” fatto di accoglienza e sostegno.

Tra le frasi e le espressioni erroneamente utilizzate troviamo:

  1. “Non ci pensare”. Quando perdiamo una persona amata, tanto desiderata e attesa non è possibile e neppure “sano” sospendere il pensiero di ciò che è accaduto, fingendo che non sia mai stato. Al contrario, è importante dare valore e significato a chi era e non è più. Quel bambino, indipendentemente dall’epoca gestazionale o dalle condizioni in cui è avvenuta la perdita, resta per quella mamma e per quel papà un sogno infranto, merita rispetto ed ascolto. 
  2. Ne farete un altro, riprovate subito”. La perdita non si supera sostituendo quel dolore con un’altra presenza che, in questo caso, si porterebbe con sé tutte le fatiche di un trauma irrisolto. Il vuoto lasciato è un dolore che deve trovare nuova luce per recuperare il ricordo oltre quella sofferenza. Inoltre, affrettarsi nell’intraprendere una nuova gravidanza dopo un lutto perinatale non elaborato il più delle volte non rappresenta una scelta opportuna ed espone a rischi emotivi e psicologici la mamma e il nascituro.
  3. “La prossima volta andrà bene “. In quel momento, per quella mamma e per quel papà  il futuro non esiste e non importa. Tutto è appiattito in un tempo  presente e in un dolore innarrabile che deve trovare ascolto e spazio per esprimersi. La prossima volta non sapremo  come andranno le cose. Tuttavia, in questo momento,  sappiamo che  questa mamma e questo papà  stanno vivendo un trauma profondo. Esserci può essere  un aiuto significativo.
  4. “È stato meglio così, la natura ha fatto il suo corso”. Non esiste una “naturalezza” sufficientemente tollerabile per un evento così paradossale come la perdita di un figlio. La morte e la vita si scambiano di ruolo nel lutto perinatale. I genitori di quel bambino non potranno vivere l’esperienza sognata,  dovranno,  invece,  essere accompagnati nel faticoso compito di salutare il loro bambino e tornare a casa senza di lui.
  5. “Non era neppure nato. Era solo un feto” oppure “Meglio prima che poi”. Un bambino nasce nella mente dei propri genitori e nei loro cuori molto prima della sua nascita anagrafica. Un figlio è tale dal primo istante; i suoi  genitori lo amano da subito e da subito instaurano con lui un rapporto fatto di pensieri, di parole, di piccoli gesti, di desideri  e di speranze.

Una presenza affettivamente sincera  e il silenzio, costituiscono delle gestualità di profondissimo valore per chi affronta un lutto perinatale: non sempre esistono parole giuste, talvolta, basta ascoltare rispettosamente ed accogliere.

 

Dr.ssa Claudia Proserpio

Custodi del Femminino e il gruppo “Genitori tra Cielo e Terra” offrono uno spazio protetto in cui trovare informazioni, ascolto e sostegno.

 

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 Riferimenti bibliografici:

Aite L. Culla di parole, come accogliere gli inizi difficili della vita. Bollati Boringhieri, 2006.

Maghella P., Pola V. La perdita. La perdita di un bambino: il processo del lutto e del sostegno. Macroedizioni, 2005.

Ravaldi C., Piccoli principi. Perdere un bambino in gravidanza o dopo io parto. I edizione l.

Ravaldi C., Il sogno infranto. Affrontare il lutto perinatale. Iperedizioni, 2013.

Ravaldi C., La morte in-attesa. Ipertesto, 2011.

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