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allattamento e psicologiaI vantaggi dell’allattamento materno sono scientificamente comprovati e riconosciuti a livello nazionale e mondiale; nella fattispecie, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  raccomanda l’allattamento al seno in maniera esclusiva fino al compimento del 6° mese di vita del bambino, precisando l’importanza che il latte materno rimanga la scelta prioritaria anche dopo l’introduzione di alimenti complementari, fino ai due anni di vita ed oltre, ovvero, finché mamma e bambino lo desiderino. Ciononostante, troppe mamme si trovano spesso  nella difficile situazione di legittimare la scelta di allattamento al seno per molti pregiudizi e bias sociali, soprattutto quando questa scelta significa proseguire con le poppate oltre i primi mesi di vita del bambino.

 

Molte donne non sono adeguatamente supportate nell’avviare con successo l’allattamento e molte altre non riescono ad allattare per almeno sei mesi in modo esclusivo, per diversi motivi: alcuni di questi sono dovuti a politiche e pratiche ospedaliere inappropriate durante il ricovero, mentre altri alla mancanza di professionisti adeguatamente formati per il sostegno alle neo-mamme in merito a problemi in allattamento comuni ma superabili, altri ancora sono dovuti a fattori sociali come l’assenza di congedo di maternità retribuito ed universale.

In questo articolo intendiamo diffondere informazioni corrette rispetto al valore psicologico dell’allattamento, garantendo la libertà di ciascuna mamma e ciascuna famiglia nel poter scegliere consapevolmente quale strada di accudimento intraprendere per la crescita, la nutrizione e l’accudimento dei propri figli. In particolare, desideriamo salvaguardare la scelta di ogni mamma e papà dell’allattamento “al seno o con il biberon”, quando questa scelta è assunta con informazioni corrette, consapevoli e pertinenti.

 

Allattamento e attaccamento

 

L’esperienza dell’allattamento è una delle primissime e istintuali forme di contatto che il neonato sperimenta con la madre e con il mondo.

Oltre a soddisfare un bisogno primario legato alla nutrizione, l’allattamento costituisce, per la sua fisiologia fatta di contatto pelle a pelle e meccanismi ormonali protettivi, un contributo profondissimo nel creasi di una relazione psicologica tra mamma e bambino. Per Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, l’allattamento al seno rappresenta la prima forma di comunicazione in grado di condizionare le successive esperienze comunicative e relazionali: non si tratta semplicemente di offrire del latte, ma di creare un legame primario. Il medesimo principio fu confermato dalle ricerche dello psicologo statunitense Harlow già nel 1959 attraverso l’osservazione di cuccioli di scimmie che si trovavano a preferire delle mamme di pelo sintetico a manichini di ferro dotati di poppatoio. In questo modo, si dimostrò che già nei primi mesi di vita il legame di attaccamento si sviluppa non solo per un desiderio di nutrizione, ma anche per una necessità di contatto e accudimento.

L’allattamento al seno, oltre ad offrire l’alimento migliore per il neonato, è il naturale prolungamento del legame profondo che si stabilisce nel corso della gravidanza tra la mamma e il suo bambino. Infatti, lungo dei nove mesi di gestazione, il piccolo si è formato ed è cresciuto nel grembo materno, condividendo con la mamma emozioni, sensazioni e stimoli e, poi, una volta nato, nulla è più rassicurante e familiare del contatto con la mamma. Inoltre, l’allattamento al seno favorisce un importante scambio di sensazioni fisiche e psichiche, che determinano la nascita di un dialogo intimo e piacevole tra la mamma e il suo piccolo: per succhiare dal seno, oltre alla bocca, anche la guancia, il naso, il mento e le manine del bambino sono a stretto contatto con la pelle della mamma, ed il bambino raccoglie ogni stimolazione fondamentale per tutto il suo sviluppo. È la natura umana, nella dimensione più istintuale e fisiologica, a garantire questo sistema biologico perfetto che si adatta costantemente alle esigenze del bambino, variando composizione, durante la giornata, nei mesi, ma anche all’interno della poppata stessa. Come, in effetti, la stessa relazione tra mamma e bambino varia nel tempo, nel pieno rispetto delle esigenze e dei bisogni evolutivi.

 

Allattamento e ricerca

 

Da decenni, molti studi di Infant Observation hanno evidenziato come il neonato, già dalla nascita, se adagiato sul corpo materno, raggiunga quasi immediatamente, in totale autonomia, il seno. Inoltre, se collocato nel suo habitat naturale, ovvero a contatto diretto con la madre, il bambino, dalle più recenti ricerche, pare manifestare molti più riflessi incondizionati di quanti studiati in letteratura dalla mera osservazione del neonato posto in culla in solitudine: ciò a dimostrazione della preziosità del contatto con la madre quale contenitore emotivo e corporeo.

Gli effetti protosociali dell’holding e di quel processo psicologico che consente la “pensabilità dei pensieri e delle sensazioni”, raccontato dallo psicoanalista britannico Bion attraverso la dimensione della rêverie materna, trovano ampia conferma nei contemporanei studi  attorno all’allattamento, allo sviluppo cognitivo, neurologico e sociale del bambino.

Grazie ad un’articolata comparazione tra le più attuali ricerche, appare interessante notare una specifica correlazione tra allattamento, sviluppo neurologico e sociale dei bambini allattati al seno in via esclusiva. Queste scoperte interessano gli effetti benefici dell’allattamento, sottolineando come le esperienze primarie influenzino l’organizzazione di alcuni circuiti cerebrali particolarmente plastici nei primi mesi di vita, capaci di condizionare il comportamento socio-emotivo presente e futuro di un individuo.

In particolare:

  • gli LCPUFAs (acidi grassi polinsaturi) contenuti nel latte materno umano, contribuiscono in modo critico allo sviluppo della sostanza bianca (mielinizzazione) durante l'infanzia, il che spiega il miglioramento del funzionamento cognitivo e intellettuale.
  • L'ossitocina contenuta nel latte materno umano e ulteriormente rilasciata durante l'allattamento al seno attraverso il latte materno, il tatto e il calore facilitano il funzionamento socio-emotivo nel bambino aumentando le tendenze positive (attaccamento) e riducendo le tendenze negative (astinenza e ansia). Ciò rappresenta un elemento di coinvolgimento nello sviluppo sociale e nella riduzione dei comportamenti antisociali e delle condotte disadattive.

L’importanza del contatto corporeo tra madre e bambino, particolarmente favorita nell’allattamento e nelle cure prossimali, è anche evidenziata dal ruolo fondamentale che assume sullo sviluppo del sistema nervoso centrale e del sistema endocrino. La madre è in grado di innescare alti livelli di oppioidi endogeni, responsabili della piacevolezza delle interazioni. A loro volta, gli oppioidi endogeni innescano la produzione del fattore di rilascio di corticotropina nell’ipotalamo del bambino che, controllando la produzione di endorfina e ACTH nell’ipofisi anteriore, stimola la produzione di dopamina. La cascata biochimica che si attiva nelle interazioni tra madre e bambino, in una relazione di contatto intimo e durevole, favorisce la nascita di nuovi neuroni e la sintesi proteica: mediante la disponibilità emotiva dei caregivers viene attivata la crescita del cervello e favorita la formazione di un tono vagale positivo che, a sua volta, conferisce la forza dell’Io e la salute fisica.

Per questi e molti altri fattori, allattare al seno, ove è possibile, resta la scelta da preferire: una scelta libera e incondizionata che se supportata efficacemente dal partner e dalla rete sociale più prossima alla madre, rappresenta un investimento per la vita, una fonte di ricchezza a tutela del benessere bio-psico-sociale della diade mamma e bambino. Allattare al seno significa accudire il proprio bambino: proteggere la sua salute, dare un corretto input al suo sistema neuro-endocrino-immunitario, confortarlo, riscaldarlo, addormentarlo. È un diritto, va rispettato e tutelato.

 

Dott.ssa Claudia Proserpio

 

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