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battitoLa tragedia della perdita di un bambino, soprattutto nei primi mesi di gestazione, è tutt’oggi vissuta come un tabù: un evento doloroso che la mamma e la coppia devono affrontare in silenzio. I professionisti della salute si mostrano spesso impreparati, intrappolati nella difficoltà di prendersi carico di questa sofferenza. Frequente è trovarsi in situazioni difficili, dove all’ascolto del proprio vissuto si sostituiscono consigli non richiesti o impropri: diffusa è la convinzione che una nuova gravidanza consentirà di lenire il vuoto lasciato dal bambino che non c’è più.

Tuttavia, le evidenze scientifiche ci dimostrano che le donne che perdono un figlio possano manifestare sintomi ansiosi e depressivi per molto più tempo del previsto, anche dopo la nascita di un altro bambino. Lo stesso è vero per gli uomini, poiché recenti studi hanno confermato che, seppur con strategie differenti, anche i papà vivono con grande dolore e sofferenza il percorso di attraversamento di una perdita.

 

“Poiché si tratta di un evento  medicalmente comune, l'impatto della perdita di un bambino nelle prime settimane di gestazione viene spesso sottovalutato”, afferma Janet Jaffe, PhD, psicologa clinica presso il Center for Reproductive Psychology a San Diego e co-autrice del libro 2010 “Reproductive Trauma: Psychotherapy with Infertility and Pregnancy Loss Clients”. “Ciononostante, perdere un figlio è una perdita traumatica a qualsiasi epoca gestazionale, non è solo interruzione brusca della gravidanza, ma è interruzione del senso di sé. Una donna vive un dolore innarrabile, abbandona le speranze e i sogni, quando si perde un figlio si perde la propria "storia riproduttiva" e per ritrovarsi è decisivo dare spazio a quella sofferenza”.

Una donna che ha subito un’interruzione precoce di gravidanza è a rischio di sintomi di depressione e ansia negli anni successivi, afferma la professoressa di psichiatria dell'Università del Rochester Medical Center, Emma Robertson Blackmore, PhD. Inoltre, anche dopo aver avuto un figlio sano, le donne che perdono un bambino hanno un rischio più elevato di depressione postpartum, racconta Robertson Blackmore.

Le madri possono anche mostrare difficoltà nella lettura e nella gestione dei bisogni di un figlio nato dopo una perdita. Ad esempio, le ricerche di Sherryl S. Heller e Charles H. Zeanah hanno esaminato madri che avevano dato alla luce un bambino entro 19 mesi dopo una perdita perinatale. Quando il bambino aveva raggiunto un anno di età, i ricercatori hanno valutato le relazioni di attaccamento madre-bambino, scoprendo che il 45% dei bambini aveva attaccamenti disorganizzati nella relazione con le loro madri (Infant Mental Health Journal). Uno studio del 2001 ha inoltre evidenziato un comportamento di attaccamento disorganizzato anche nei bambini nati dopo la procreazione in vitro (Journal of Child Psychology and Psychiatry).

Robertson Blackmore afferma che tali scoperte potrebbero significare che il vissuto di perdita non adeguatamente attraversato possa avere implicazioni psicologiche, impattando in modo significativo nella salute di mamma, papà  e dei futuri bambini.

 

Quando la perdita è “precoce”

Un altro comune “malinteso” attorno al lutto perinatale è rappresentato dalla convinzione che una donna sperimenterà meno dolore se la perdita si verifica all'inizio della gravidanza. Tuttavia la maggior parte dei ricercatori non è stata in grado di trovare un'associazione tra la durata della gestazione e l'intensità del dolore, dell'ansia o della depressione provate da quella mamma e da quel papà (Research in Nursing & Health). Una donna che ha perso il figlio a 11 settimane può essere sconvolta come una donna che ha perso il figlio a 20 settimane, dice il coautore di Jaffe, Martha Diamond, PhD.

Eppure, per le donne che vivono una perdita precoce, il dolore è considerato socialmente “meno accettabile” rispetto all’angoscia di chi perde un bambino a termine di gravidanza, dice Jaffe. “Quando si tratta di un aborto precoce o di un ciclo di fecondazione in vitro fallito, spesso non se ne parla, si tratta di perdite “invisibili” che restano ingiustamente nel silenzio”.

Per alcune donne, dice Diamond, l'ansia dopo una perdita può derivare da un trauma apparentemente inspiegabile. Queste mamme si impegneranno in quella che lei chiama “retroactive bargaining” o “contrattazione retroattiva” nel tentativo di mantenere un controllo apparente sulla propria vita, per gestire il dolore e il vuoto lasciato dalla perdita del loro bambino.

“Spenderanno enormi quantità di energia emotiva cercando di spiegare perché sia successo”, dice Diamond. “Spesso si incolpano, nel tentativo di trovare un senso all’accaduto: queste mamme possono tormentarsi con sensi di colpa e biasimo, cercando di riscrivere la storia, per così dire: “Se non fossi andata al supermercato” o “Se non mi fossi alzata così tardi. È un modo inconscio per proteggersi e far fronte alla perdita”.

Anche i sentimenti e le emozioni provate di fronte a una nuova gravidanza possono rivelarsi ambivalenti e contrastanti, alternando momenti di gioia e serenità a fasi di timore e preoccupazione.

 

Uomini e lutto perinatale

Un altro falso mito che circonda la perdita di un bambino è che questo dolore non colpisca gli uomini, afferma Mark Kiselica, PhD, vicepresidente e preside della School of Education presso il College of New Jersey.

In “Helping Men with the Trauma of Miscarriage”, pubblicato in Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training nel 2010, Kiselica e Martha Rinehart, PhD, hanno esaminato casi di studio di uomini le cui partner avevano perso un bambino. Hanno scoperto che la tristezza e il dolore dei padri sono stati in gran parte “liquidati” da familiari e operatori.

Rinehart, che sta completando il suo master in counseling con particolare attenzione al matrimonio e alla consulenza familiare al College of New Jersey, si è interessata alle reazioni degli uomini all'aborto spontaneo quando ha perso un figlio quasi 20 anni fa. “Mio suocero ha avuto una reazione feroce nei riguardi di mio marito: erano tutti cliché, del tipo “Non ci pensare. Avrai altri bambini”, ricorda.

La dichiarazione del suocero di questa ricercatrice riflettono come il lutto perinatale sia spesso considerato come una questione non appannaggio dei padri. Le evidenze scientifiche ci dimostrano, invece, come spesso gli uomini mascherino il loro dolore, con reazioni emotive di chiusura e rabbia.

Diventa, dunque, urgente e centrale, formare gli operatori sanitari affinché identifichino precocemente i segnali di malessere e sofferenza psicoemotiva, supportando anche i papà in questo momento difficile.

Restare accanto a chi attraversa un lutto perinatale con rispetto e ascolto, diffondere informazioni corrette al fine di accompagnare sapientemente le coppie che affrontano la perdita di un bambino, rappresentano un dovere sociale imprescindibile, per la tutela del benessere e della salute di mamme, papà e dei loro bambini.

 

Tratto da: https://www.apa.org/monitor/2012/06/miscarriage

Dr.ssa Claudia Proserpio

Custodi del Femminino e il gruppo Genitori tra Cielo e Terra offrono uno spazio protetto in cui trovare informazioni, ascolto e sostegno.

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