Header new 707x180

 

17740Nelle feste natalizie, come in altre del calendario cristiano, confluiscono simboli e tradizioni ereditati da culti pagani.
Nei culti celtici, come in altre tradizioni, l'abete viene sempre associato al solstizio d'inverno e nello specifico viene consacrato nel giorno della nascita del Fanciullo divino. Siamo di fronte al mito della luce solare divina, al dualismo di morte e rinascita, che insieme alla vita conferiscono la triade richiamata dalla forma triangolare dell’albero.
È attraverso l’abete che si espletava infatti il “culto della luce” da cui deriva la parola “cultura”, cioè culto di “Ur”, che significa appunto “luce”.

Molte feste e riti sono incentrati sull'abete, dove viene adornato con luci (simbolo del ritorno alla vita dal buio dell'inverno), e palline colorate (simbolo di possibili doni nuovi che ci possono arrivare con l'inizio del nuovo ciclo) che ci ricordano la ricchezza interiore che ci sorregge e riscalda nel freddo della notte, nel periodo più buio dell'anno.

 

 


L’abete è considerato dalle antiche tradizioni, una pianta magica. Le sue pigne hanno un influsso benefico ed in molte regioni vengono regalate come protezione dai pericoli di un lungo viaggio. La pigna inoltre, era l’emblema della dea Cibale, dea della fertilità, madre di tutti gli dei che ha dato origine all’intero universo.
Esiste anche un'altra simbologia dell'abete legato al femminile, al suo stato sempreverde e alla capacità di riprodursi spontaneamente. Il mito fa riferimento ad Artemide e quindi alla Luna, protettrice delle donne partorienti e dei neonati.

La tradizione di piantare ed ornare un albero nel periodo di Natale risale ai popoli germanici. Lo stesso periodo che comprende il “solstizio d’inverno” (21 dicembre) veniva festeggiato anche presso i Celti, i cui sacerdoti (Druidi), avendo notato che gli abeti rimanevano sempre verdi anche durante l’inverno, iniziarono a considerarli come un simbolo di lunga vita e cominciarono ad onorarli nelle feste invernali.
I Teutoni erano soliti, durante tale periodo solstiziale, piantare un grosso abete ornato di ghirlande e bruciare un enorme nel camino, per festeggiare il passaggio dall’autunno all’inverno. Il ceppo aveva un significato simbolico: si bruciava il passato e, dal modo di ardere del legno, si cercava di cogliere i presagi sul futuro inoltre, proteggeva dai fulmini del cielo.
I Vichinghi credevano che al centro dell'universo ci fosse un grande albero, un gigantesco sempreverde che univa i mondi degli dèi, dei giganti e degli uomini.
Le popolazioni dell'Asia settentrionale lo consideravano insieme alla betulla, l'Albero Cosmico, la scala divina per giungere alla luce, colonna portante e punto d'incontro tra cielo e terra.
Dal Medioevo l'abete diventa il classico albero di Natale; i contadini erano soliti tagliarne uno nel bosco per portarlo a casa dove veniva addobbato con ghirlande, dolciumi e candele. Questa usanza fu introdotta nei paesi latini piuttosto in ritardo, precisamente alla corte di Francia nel 1840. Fu semplice adattare la tradizione nordica a quella cristiana, dove l'abete divenne simbolo della luce divina di Gesù sceso sulla Terra.

 

Articolo a  cura di :  Laura Capossele

Fonti:

www.terranuova.it

www.ricerchenaturopatiche.it

"Mitologia del mondo" Dix Editore

FacebookTwitterGoogle Bookmarks