Header new 707x180

 

WhatsApp Image 2020 02 18 at 09.47.23C’è da chiedersi, nella crudezza del mondo contemporaneo, come preservare la capacità d’amare.
Come non arrendersi alla paura che la gemma che ognuno di noi porta nel cuore possa non essere compresa mai.
Le notizie che ci arrivano, le narrazioni che ascoltiamo, ci portano a giocare a ribasso, svalutando la possibilità di vivere incontri soddisfacenti con l’altro ad una profondità che corrisponda alla nostra autenticità e bellezza, ai nostri veri desideri.

Advaita è il graphic novel che racconta come uscire dalle ombre, passandovi attraverso. A volte, per imparare ad amarci davvero abbiamo bisogno di incontrare le nostre notti più fragili ed è quello che accade alla protagonista, che verrà condotta a fare scelte difficili.
Questo racconto ci ricorda che abbiamo bisogno di amarci anche quando la solitudine ci attanaglia la gola e per non sentirla deglutiamo a secco e cerchiamo calore in braccia che non ne hanno, nemmeno per loro stesse.

I disegni ci parlano e ci dicono attraverso il loro dialogo silenzioso che abbiamo bisogno di amare i nostri momenti di debolezza, quando sopravviviamo grazie alla cioccolata, una sigaretta o un bicchiere di vino, perché tutti abbiamo attraversato notti così.
Piccoli dolori che sono in alcuni momenti l’unico modo che abbiamo per mettere a tacere i dolori più grandi che ci stringono il cuore e ci lasciano attoniti, esterrefatti, con una voragine nel petto.

Vorrei che posassimo per un attimo le armature che portiamo con fatica, per dirci quanto è difficile talvolta la vita, il relazionarci con l’altro cercando sempre e continuamente di difenderci, di metterci al sicuro.
Prendiamoci un attimo in una zona di tiepida penombra per bisbigliarci quanto siamo tutti assolutamente e ineluttabilmente fragili, non importa quanto forti e vincenti cerchiamo o riusciamo ad apparire agli occhi del mondo.
Le persone più forti che ho conosciuto sono quelle che sapevano di essere foglie nel vento.

Advaita ci dice con le sue immagini e il suo racconto di un viaggio che è sia fuori che dentro che a volte l’unico modo che abbiamo per ritrovarci è perderci più a fondo, scavando fino a trovare quanto c’è di più vero in noi.
Vorrei dire a tutte le donne, a tutti gli uomini, a tutti i cuori che leggeranno questo libro che non vi è giudizio, non vi è colpa e non vi è pena, se non quelli che noi scegliamo di darci o di ascoltare in relazione a noi stessi, ma che possiamo scegliere diversamente.

Advaita è il desiderio di abbracciare la scintilla di umanità che c’è in ognuno nelle notti più oscure, nei momenti più bui e dirgli che va tutto bene, che ogni errore, ogni ripensamento, ogni fragilità, fa parte di questo grande errare che è l’umano. Questo libro dichiara ed illustra che c’è in ognuno di noi quella luce, quella lanterna che conoscevamo da bambini la cui pura autenticità possiamo ritrovare, a dispetto del mondo.

Come lo fa Advaita? Mettendosi a nudo, nella sua giovinezza, nella sua crudezza di essere se stessa e donna, in tutte le sfaccettature, al di là di tabù e bigottismi, rivendicando con tutte le sue forze il diritto ad essere molteplice e detentrice delle sue luci ed ombre, proprietaria di entrambe.
Vorrei poter dire che la più grande bellezza di ognuno è proprio nelle fragilità che si porta e grazie alle quali sviluppa il suo essere meravigliosamente unico, che lo rendono meritevole d’essere amato, proprio perché umano e fragile.

Ogni volta che veniamo feriti sorge in noi il desiderio di difenderci, di mettere un muro più alto, una barriera più spessa, una corazza più dura, una disillusione più grande.
Eppure, grazie alla nostra voglia di innamorarci ancora, di sentire il battito che accelera nel petto, di rischiare, scopriamo la nostra forza, quella vera forza che non nega la vita né la fragilità, ma che è disposta a viverle sino all’ultimo battito e così fa Advaita, che non si fa scoraggiare dal dolore, ma che ne fa il suo maestro imparando grazie ad esso a danzare nell’oscurità.

Abbiamo bisogno di amarci proprio nei momenti più duri, quando non siamo forti, in quei giorni e notti in cui sentiamo il peso del mondo nel cuore.

Advaita è il desiderio di dire ad ognuno che proprio attraverso il nostro dolore cresciamo e che le nostre ferite partecipano alla nostra meraviglia proprio come i nostri doni più grandi, se del dolore che portano in pegno facciamo buon uso.

Vorrei poter cancellare dai cuori quel sentirsi sbagliati, inadeguati, non abbastanza e restituire a tutti la consapevolezza di essere stelle danzanti, di essere mondi che un tempo non temevano di respirare l’infinito e che oggi possono grazie alle proprie cicatrici respirarlo ancora, ma con più consapevolezza.
Forse invece di cancellare con una gomma posso illustrare con dei disegni, con immagini che ci restituiscano che un’altra narrazione è possibile, una che dica che possiamo amarci per quelli che si è, invece che odiarci per ciò che non siamo.

Per continuare ad amare, abbiamo bisogno di amare tutti i nostri demoni, capendo che se li ascoltiamo, se diamo loro cittadinanza e diritto d’esistere, essi saranno per noi i più grandi angeli custodi.

                                                                                                 SE VUOI ACQUISTARE ADVAITA CLICCA QUI

Articolo a cura dell'autrice SABINA BELLO

 

FacebookTwitterGoogle Bookmarks