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1412104278bimbo e bimbaIl 19 agosto sul The Washington Post è stato pubblicato un articolo scritto da Carol Black intitolato "What the modern world has forgotten about children and learning,"  [“Ciò che la società moderna ha dimenticato sui bambini/sulle bambine e l’apprendimento”].  

In base a quanto spiega Black, gli americani alfabetizzati, all’epoca dei Padri Fondatori, leggevano regolarmente testi difficili e imparavano a farlo tramite diverse fonti e risorse, una delle quali era il sistema scolastico del tempo. 

Black specifica: “Erano in grado di leggere perché, in un contesto sociale alfabetizzato, non è affatto difficile trasmettere questa conoscenza l’uno/a all’altro/a. Quando le persone vogliono davvero acquisire un’abilità, essa diventa virale.  Non puoi fermarla, neanche opponendosi con tutte le forze.”

Black prosegue sottolineando che si tratta del medesimo meccanismo che ha permesso la diffusione dell'uso dei computer: “Non sappiamo usare il computer perché l’abbiamo appreso a scuola, ma perché abbiamo voluto imparare ad usarlo e siamo stati liberi di imparare con gli strumenti e le strategie migliori, ossia scegliendo quelle adatte a noi."

Nonostante sia sotto gli occhi di tutte/i come e quanto funzionino i sistemi naturali e spontanei di apprendimento,  esiste un muro di reticenza ad applicarlo nell’ambito della lettura:

“Nella società moderna, a meno che una/o apprenda a leggere a 4 anni, non si è liberi di imparare in questo modo. Attualmente il processo di apprendimento è pianificato in modo scientifico , standardizzato, controllato, misurato e valutato da un gruppo di <<esperti>> in linea con i migliori <<dati>> acquisiti. Uno stile personale di apprendimento che non si allinei a tale metodica, viene additato come problematico, da recuperare, viene sottoposto a scrutini, test e, in ultima istanza, diagnosticato ed etichettato come difettoso ”

Il commento della dott.sa Black richiama un concetto a lungo promosso dai coniugi Moore. Come spiegano nel loro libro Better Late than Early, [“Meglio dopo che prima”], hanno “analizzato più di 8000 studi sui sensi, capacità neurologiche, cognitive, sociali, ecc. infantili dai quali è emerso che non ci sono evidenze che supportino l’utilità della corsa all’apprendimento imposta a casa o a scuola, prima degli 8-10 anni.”

Queste evidenze sono di grande impatto, in particolare in un’epoca in cui  l’avvio alla letto-scrittura inizia già dalla scuola materna.

Non rispettare i ritmi personali può danneggiare?

La ricerca dei Moore ha evidenziato l’importanza di dare alle bambine e ai bambini i propri tempi e spazi per esplorare e apprendere a leggere in base ai propri ritmi, di modo da assicurare una reale comprensione e maturità:

“Leggi, canta, gioca con le tue bambine e i tuoi bambini, sin dalla nascita. Leggi loro più volte al giorno e impareranno a leggere in base ai propri tempi – alcuni a 3 o 4 anni, altri dopo, magari a 14 anni. I cosidetti “lettori tardivi” non rimangono indietro né hanno carenze rispetto ai primi. La statistica, anzi, riporta come essi tendano a diventare ottimi lettori – con una visione intatta, un orecchio acuto e dei livelli cognitivi maturi, così come la struttura neurologica e interessi creativi più stimolati.”

Se la ricerca dei Moore dice la verità,

è possibile che il declino educativo sia in parte dovuto al sempre più precoce apprendimento coatto?

I risultati potrebbero essere migliori se l’apprendimento formale si svolgesse secondo ritmi personali e spontanei?

 

 

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Fonte:

http://www.intellectualtakeout.org/blog/are-we-pushing-kids-read-too-early

Immagine :

www.bibliotecastense.it/

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