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WhatsApp Image 2019 09 17 at 12.31.12Quinto giorno post ovulazione. Mentre cerchiamo di sfruttare tutti i nostri sensi nel percepire il più minimo segnale di un eventuale impianto, la nostra mente lavora per trovare continuamente spiegazioni razionali.
Per anni, probabilmente, abbiamo aspettato con emozione, con trepida attesa, il momento in cui saremmo diventate donne, la nostra prima mestruazione. E poi scoprendo la sessualità, abbiamo passato anni in cui ogni metodo contraccettivo andava bene purchè evitasse una gravidanza in modo sicuro ed efficace. Quando arrivava la mestruazione, quando non ne programmavano l’arrivo (con contraccettivi ormonali), era accompagnata da un sospiro di sollievo quasi a rappresentare un mancato pericolo.
E poi arriva un giorno in cui decidi che ora la gravidanza la vuoi, e l’ultima cosa che ti aspetti di vedere è il segnale che ti dice che non sei incinta: la mestruazione.

WhatsApp Image 2020 05 20 at 12.42.03Stare a casa, rallentare, staccarsi dalla routine quotidiana, in alcuni casi può essere faticoso, ma anche senza volerlo ci porta a guardarci: guardare l’ambiente in cui viviamo, guardare di più le persone con cui viviamo, guardare meglio noi stessi. Un tempo fermo che ci induce a elaborare scelte fatte e a valutare scelte per il futuro, riscoprendo l’importanza del nostro nucleo, mettendo al primo posto il benessere.

“C’è chi decide di lasciare una casa senza balconi, chi valuta di cambiare lavoro, chi decide di mettere al mondo un figlio, e chi si trova davanti alla scelta del luogo del parto” spiega Marta Campiotti, Fondatrice di Nascere in Casa (www.nascereacasa.it), che descrive la scelta del parto in casa esattamente come una conseguenza di una nuova visione della vita che mette al primo posto il benessere e la protezione del nucleo familiare.

“Non era possibile che mio marito conoscesse suo figlio 4 giorni dopo la nascita e non potesse far parte dei suoi primi giorni di vita…” racconta Jennifer, che ha partorito in casa in Sardegna il suo primo figlio.

E proprio questo divieto dei padri di entrare in sala parto, di far parte del momento nascita, è uno dei motivi che hanno spinto le donne ad informarsi su possibili alternative.

Marta Campiotti ci parla di un “movimento dei padri che sentono più forte il loro ruolo di protezione del nido, e cercano in prima persona di informarsi sulla soluzione migliore per garantire sicurezza e umanità alla propria compagna”.

Ma non è solo l’assenza del padre o dei familiari, a influenzare la scelta del luogo del parto: è molto presente la paura di un’assistenza carente perché concentrata nell’emergenza Covid. Diverse sono le testimonianze che raccontano di personale ridotto, ore di solitudine, dimissioni precoci non protette.

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