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reazioni educazione
E' giunto il momento di capirlo: "Non è il bambino ad essere sbagliato, è la dinamica adulta o l'ambiente. O tutto insieme"
La ragione è di natura neurologica.
Sin da bambini, sviluppiamo strategie per far fronte alle nostre esigenze. Queste strategie ci offrono una certa mole di sentimenti di sicurezza, di soddisfazione o di connessione.
Le strategie che usiamo più di frequente, diventano le nostre abitudini, i nostri modelli di reazione.
Quando lo stress aumenta, quando la gente non fa quello che vogliamo... reagiamo.

lo sguardoIl momento della nascita viene spesso chiamato “il primo abbraccio” o il “primo sguardo”. Si tratta di espressioni che, chiaramente, inglobano molto di più: il contatto, il calore, il profumo della pelle, il gusto delle prime gocce di colostro e poi, sì, c’è questo sguardo. Non c’è niente di più intenso e potente dello sguardo della diade, nei primi momenti dopo la venuta alla luce!

Nei corsi di accompagnamento alla nascita spesso viene spiegato come la distanza che separa il bambino/la bambina tenuto/a al seno, dagli occhi della sua mamma corrisponde perfettamente alla capacità del suo campo visivo, non un po’ di più né un po’ di meno. Dietro questa informazione - che può suonare come una curiosità nozionistica - c’è così tanto!

Una trama di fili colorati unisce gli organi di senso esterni ed interni della diade, alimentando in modo costante il benessere di entrambi.

IpercuboNon è sempre facile so-stare in un luogo d'arte.

Non lo è per nessuno (o per tanti...o forse solo per alcuni).

Parto dalle sensazioni che sono facilmente riconoscibili:

troppi stimoli insieme (affascinanti, non c'è dubbio, ma non è sempre facile "schermarsi" da questa abbondanza, all'inizio),

c'è gente (il che contrasta con il plausibile bisogno di stare immersi in modo solitario)

c'è la fretta (soprattutto se si è turisti o se si è in gruppo).

 

I bambini, a loro volta, sono maggiormente esposti in queste senso, tant’è che non è improbabile, dopo un po', sentirli sbuffare e chiedere “Quando andiamo via?”.

 

mandala tabellineQuando parliamo di istruzione ed educazione dobbiamo tenere in considerazione che non si tratta superficialmente di preparare l’interrogazione, prendere dei bei voti, essere tra i primi di una classe, portarsi a casa un titolo di studio.

Questi obiettivi sono un misero pezzo di buccia, appartenente ad un frutto più succoso ed ispiratore.

E’ doverosa un'inversione di prospettiva nell’attuale sistema di istruzione ed educativo, affinché esso consenta nuovamente di permettere l’elevazione personale dell’individuo con i suoi specifici talenti e doni.

Altra pausa necessaria: parlare di talenti e doni ha come ultima declinazione il lavoro (ciò che si fa/farà). La sua prima e fondante base è trovare la propria strada, in altre parole l’Essere.

Torniamo, quindi, all’approccio didattico-educativo e al suo ruolo fondante in tutto questo percorso.

Di recente, ho iniziato a studiare Giordano Bruno (anche se parlare di lui, significa tirare in ballo la legge dell’Ottava, Pitagora, ecc.).

Parafrasandolo, Lui spiega con una fluidità di grande impatto che, mentre noi osserviamo una forma (per esempio, un fiore), la luce (teoria delle vista) trasporta questa forma nella cella dell’immaginazione, la quale ha il compito di elaborarla secondo la più libera fantasia.

attento a non cadere1Le parole che rivolgiamo alle nostre figlie e ai nostri figli diventano parte della loro voce interiore.

Noi genitori, noi adulti che abbiamo l’onore di accompagnare la crescita, siamo una guida fondamentale, siamo dei Virgilio di dantesca memoria, dei “magistrer” con un significato più ampio, ossia Guide che danno risorse di Vita (pratica, emozionale, spirituale,…).

Il nostro agire, le nostre parole sono come il cemento che crea unione tra i mattoni della struttura portante dell’identità.

 

Gli studi sui neuroni specchio hanno dimostrato che la nostra capacità di agire come soggetti individuali e sociali, di Sentirci e Vederci (competenti, abili, degni,…) pone le basi nella sintonia affettiva e hanno messa in luce la funzione della Presenza (qualitativa) genitoriale, come fondamento fisiologico dell’ opinione che una persona ha di sé.

Apprendimento naturalePensiamo all’arco di tempo che collega la nascita dei primi esseri umani ad oggi: in questo lasso temporale, l’istruzione scolastica così come è concepita attualmente, è entrata nella vita dell’uomo da meno dell’1% del tempo. Ciò nonostante, l'umanità ha prosperato.

Il motivo è molto semplice: siamo nati per essere studenti  e studentesse ruspanti. Siamo nate/i con un impulso innato ​​ad esplorare, giocare, emulare i modelli di ruolo, sfidare noi stessi/e, sbagliare e riprovare continuamente, guadagnando maestria. È così che, per esempio, si impara camminare e parlare. È così che, nel corso della storia, le giovani e i giovani sono diventate/i persone adulte capaci.

E’ sempre così che ci siamo evolute/i nelle arti, nelle scienze e nella tecnologia.

Osservando la panoramica da una prospettiva (storica e antropologica) più alta ed ampia, l’istruzione scolastica non è la “norma” bensì l'esperimento.

Libero apprendimentoColtivare l'amore per l'apprendimento pone le basi nella fiducia.

Avere fiducia che i figli e le  figlie sappiano cosa imparare, quando farlo e come farlo.

In veste di genitori, solitamente, non c'è nessuna perplessità nell'abbracciare questa visione dell' apprendimento durante i primi (due, tre) anni di vita del/la  bambino/a, per esempio quando imparano a stare in piedi, a camminare, a parlare, e a fare molte altre cose importanti e difficili, con poco o nessuno aiuto esterno.

Questi primi Saggi e Incontaminati anni di vita, ci possono insegnare molto anche sui principi che regolano l'apprendimento.

le tre metaforeEsistono tre metafore, in particolare, associate all'apprendimento.

Argomentazioni tautologiche e a vicolo chiuso nelle quali tutti/e noi, prima o poi, ci imbattiamo.

Vediamole.

 

 

 

Child biting“Col passare del tempo i bambini acquistano l’impulso a mordere. 

Questo è l’inizio di qualcosa che ha una straordinaria importanza. […]

La madre può osservare tranquillamente il bambino durante questo stadio, in cui talvolta viene distrutta dal bambino stesso, se ne è a conoscenza e può difendersi senza fare ritorsioni e senza diventare vendicativa. In altre parole, essa ha un compito da svolgere quando il bambino morde, graffia, le tira i capelli e calcia, il compito di sopravvivere. Il bambino farà il resto.

           

1412104278bimbo e bimbaIl 19 agosto sul The Washington Post è stato pubblicato un articolo scritto da Carol Black intitolato "What the modern world has forgotten about children and learning,"  [“Ciò che la società moderna ha dimenticato sui bambini/sulle bambine e l’apprendimento”].  

In base a quanto spiega Black, gli americani alfabetizzati, all’epoca dei Padri Fondatori, leggevano regolarmente testi difficili e imparavano a farlo tramite diverse fonti e risorse, una delle quali era il sistema scolastico del tempo. 

Black specifica: “Erano in grado di leggere perché, in un contesto sociale alfabetizzato, non è affatto difficile trasmettere questa conoscenza l’uno/a all’altro/a. Quando le persone vogliono davvero acquisire un’abilità, essa diventa virale.  Non puoi fermarla, neanche opponendosi con tutte le forze.”

Black prosegue sottolineando che si tratta del medesimo meccanismo che ha permesso la diffusione dell'uso dei computer: “Non sappiamo usare il computer perché l’abbiamo appreso a scuola, ma perché abbiamo voluto imparare ad usarlo e siamo stati liberi di imparare con gli strumenti e le strategie migliori, ossia scegliendo quelle adatte a noi."

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