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7 benefici allattamtoFino a quando non si è diffusa l’introduzione del latte formulato, molti bambini venivano allattati al seno per 2 o 3 anni e anche di più. Purtroppo, ai giorni nostri si è persa la concezione della fisiologica durata dell'allattamento, tant'è che molte madri si trovano a dover giustificare la "scelta" di allattare al seno la propria bambina/ il proprio bambino-non neonato.

Ad acuire questa situazione, si uniscono falsi miti sull'allattamento, a partire dalla credenza che il latte perda le sue proprietà benefiche con il passare dei mesi/anni.

materiale genetico allattamentoCome ben sappiamo il latte è specie specifico, quindi il latte materno umano è il cibo che la natura ha scelto per i bambini/le bambine umani/e.

Per questa ragione la scienza non ha dato molto spazio (almeno fino ad ora) a studi che ne dimostrassero l’importanza…Sarebbe un po’ come studiare l’importanza dell’aria per la sopravvivenza della specie umana.

Tuttavia, la ricerca ha fornito una straordinaria quantità di prove scientifiche a proposito dell’importanza del latte materno e dell’allattamento per i bambini/le bambine e le loro madri.

 

caffé allattamentoMolte mamme che allattano bevono regolarmene caffè, con moderazione.

Può capitare che alcuni bambini/alcune bambine, in particolare se sotto i 6 mesi, si mostrino sensibili a questa assunzione materna di caffeina.

Nello specifico, si è notata una maggiore reazione in quelle bambine/in quei bambini le cui madri, durante la gravidanza, avevano completamente evitato la sostanza.

Niente panico.

 

allattamento e carieL'allattamento è erroneamente accusato di vari malefici: dalla caduta dei capelli nel post partum, alla minore tonicità del seno ad altri fatti che semplicemente accadono durante l'allattamento, ma non a causa di esso.

Tra le varie critiche contro il latte materno spunta anche il discorso sulla formazione delle carie.

Il latte materno causa davvero le carie?

Bisogna smettere di allattare, almeno durante la notte, dopo una "certa età" del bambino/della bambina?

Scopriamo insieme cosa ci dicono le ricerche scientifiche.

15 miti da sfatareSull’allattamento girano ancora molti miti che creano un'aura di divieti, limiti e fatiche. La maggioranza di essi è assolutamente infondata, altri ancora sono estremamente imprecisi. Abbiamo deciso di raccogliere ed analizzarne 15, sfatandoli, correggendoli e fornendo le adeguate informazioni.

capezzoli piattiTra i vari miti che girano sull'allattamento, c'è anche quello legato al "tipo" di capezzolo.

E' socialmente diffusa l'informazione che una donna con capezzoli piatti o introflessi, non possa allattare facilmente e che debba usare automaticamente i paracapezzoli. Vediamo insieme qual è la realtà.

allergie infantiliPrevenire le allergie neonatali e infantili grazie ad uno speciale latte in formula ipoallergenico? Non serve. L’unico intervento di provata efficacia nel ridurre il rischio di allergie è l’‪‬allattamento al seno esclusivo per sei mesi e prolungato poi con l’aggiunta di altri cibi.

E'  quanto emerso da una meta-analisi di 37 trial (oltre 19.000 bambini osservati) pubblicata su BMJ  “Hydrolysed formula and risk of allergic or autoimmune disease: systematic review and meta-analysis”(11) la quale ha evidenziato come  problematiche immunitarie - quali allergie e disturbi autoimmuni - abbiano un'incidenza maggiore in alcuni paesi, nei quali la percentuale di malattie croniche infantili e giovanili è nettamente alta. (1) Queste evidenze scientifiche mostrano che  la dieta alimentare infantile è in grado di incidere sul rischio di sviluppare questi disturbi, in particolare in virtù dell'esposizione alle proteine del latte vaccino contenute nel latte in formula (2,3.4).

depressione post partumL'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento esclusivo per i primi 6 mesi, riferimento anagrafico dopo il quale può essere introdotto il cibo. Il latte materno viene quindi indicato come alimento principale per il primo anno di vita e l’allattamento dovrebbe continuare per 2 anni e oltre fino a che madre e bambina/o lo desiderino.


In effetti,come abbiamo detto più volte, l'allattamento al seno è importante per la salute delle madri e delle/dei loro bambine/i.

Le ricerche fino ad oggi suggeriscono che c'è un legame complesso tra le difficoltà di allattamento al seno e la depressione post partum.

primo latte secondo latteUna scarsa conoscenza può diventare un affare pericoloso.

La frase è sarcasticamente d’impatto e si propone di spiegare e di approfondire il discorso sul Primo e sul Secondo Latte.

Si tratta di un concetto che spesso genera informazioni e consigli fuorvianti e, non da ultimo, può causare ansia, nervosismo e determinare problemi di allattamento e uno svezzamento precoce.

L’edizione del Libro delle Risposte del 2003 (La Leche League International) forniva questa definizione:

“il latte che la bambina/il bambino riceve quando inizia a poppare, è chiamato primo latte, il quale ha un alto volume e un basso livello di grassi. Via via che la poppata procede, il contenuto di grassi aumenta e il volume diminuisce. Il latte che esce prima della fine della poppata è basso in volume e alto in grassi ed è chiamato <<secondo latte>>”  (traduzione dall’inglese, Mohrbacher and Stock, p. 34).

latte streptococcoRecenti ricerche hanno scoperto che un tipo specifico di zucchero presente nel latte materno di alcune donne, è in grado di proteggere le bambine e i bambini dallo Streptococco B.

Per capire meglio la portata, è utile ricordare che l’infezione da Streptococco B a esordio precoce può causare problemi respiratori e si può manifestare come polmonite, mentre l’infezione da SGB a esordio tardivo si può manifestare come meningite e setticemia (così come è importante sapere che la statistica americana riporta una percentuale di 1 su 2000 di casi di sviluppo di infezioni sia a esordio immediato che tardivo). (1)

Una  nuova ricerca pubblicata nel Clinical and Translational Immunology che ha coinvolto 183 donne del Gambia, offre uno spunto interessante sulla prevenzione, evidenziando il ruolo fondamentale svolto da un tipo di zucchero presente nel latte materno di alcune donne.

Il Dr. Nicholas Andreas, autore di questo studio, ha dichiarato che un numero sempre maggiore di ricerche sta confermando come gli zuccheri presenti nel latte materno siano in grado di offrire una protezione contro alcune infezioni neonatali, come il rotavirus e lo streptococco B.

Il latte materno di ogni donna contiene una miscela di differenti tipi di zuccheri chiamati oligosaccaridi del latte materno. Essi non vengono sintetizzati nello stomaco della bambina/del bambino, bensì entrano in relazione col microbioma intestinale.

Il tipo di zuccheri prodotti dal latte materno di ogni singola madre, tuttavia, è in parte dettato dal personale bagaglio genetico. A tal riguardo, emerge il ruolo fondamentale di uno specifico tipo di sistema genetico chiamato antigene Lewis (utilizzato nella distinzione dei vari gruppi sanguigni).

 

La ricerca

 

Nello studio, i ricercatori hanno analizzato quei parametri del latte materno noti per essere controllati dall’antigene Lewis e hanno testato le donne e i loro bambini/le loro bambine sullo Streptococco B, alla nascita,a  6 giorni dal parto e tra i 60 e gli 89 giorni dopo.

Il gruppo di ricercatori ha così potuto notare che le donne che producono nel latte materno gli zuccheri collegati all’antigene Lewis, presentano nell'intestino una minore incidenza del batterio e i loro bambini/le loro bambine hanno minori probabilità di sviluppare l’infezione.

In aggiunta, si è appurato come un’alta percentuale di neonate/i neonati con il batterio nell’intestino alla nascita, le cui madri producono questo specifico zucchero  - chiamato lacto-n-difucohexaose I – nel latte materno, eliminino il batterio dal  proprio corpo nel giro di 60-89 giorni dalla nascita. Tutto ciò mette in luce l’effetto protettivo che può svolgere lo zucchero presente nel latte materno collegato all’antigene Lewis.

I ricercatori hanno, quindi, approfondito le analisi in laboratorio confermando ulteriormente come questo specifico tipo di zucchero (il lacto-n-difucohexaose I) sia  in grado di uccidere il batterio Streptococco B.
 
In base alle analisi, non in tutte le donne lo producono, tuttavia si stima che il latte materno di almeno la metà delle donne del mondo contenga il lacto-N-difucohexaose I.
  
Il Dr Nicholas Andreas, autore principale della ricerca, spiega: “Nonostante le ricerche siano ad uno stadio embrionale, appare evidente la complessità del latte materno e i suoi numerosi benefici. Un numero sempre maggiore di ricerche sta evidenziando come lo zucchero presente nel latte materno (oligosaccaride) svolga un’azione protettiva contro le infezioni neonatali (quali rotavirus e streptococco B), supportando l’equilibrio del microbioma”.   

La presenza di questi zuccheri permette, infatti, ai “batteri amici” di moltiplicarsi e di surclassare quelli dannosi.

Gli zuccheri, inoltre, agiscono come esca,  inducendo i batteri a scambiarli per una cellula umana da invadere.  Questi ultimi, quindi, attaccandosi allo zucchero, vengono espulsi dal corpo. Tale meccanismo può aiutare a proteggere la bambina/il bambino dalle  infezioni, via via che il sistema immunitario procede nella sua maturazione.

Il gruppo di ricercatori spera che queste evidenze possano condurre a nuove prospettive di tutela del benessere della diade madre-bambina/o e suggerisce, in un'ottica di prevenzione, l’idea di valutare la somministrazione di questi zuccheri specifici del latte materno a quelle madri  il cui latte materno non presenti l’antigene Lewis.

L’industria del baby food, a sua volta, sta valutando l’idea di aggiungere zuccheri specifici al latte materno, ma il Dr Andreas avverte e ricorda che è impossibile replicare il mix di zuccheri presente nel latte materno: “Queste formule sperimentali di latte artificiale contengono solo un paio  di questi componenti, mentre il latte materno ne contiene una dozzina e pure di tipi differenti. In aggiunta, la quantità di zuccheri prodotti dalla madre cambia e si modula con la crescita del/la bambino/a, assicurando un maggiore quantitativo di zuccheri durante i primi tempi, rispetto a quelli successivi”.


Il Dr Andreas suggerisce che potrebbe essere utile testare le madri per l’antigene Lewis tramite un’analisi sanguigna: “Sapendo se la madre è colonizzata dallo streptococco B e avendo dettagli sul suo sistema antigenico Lewis, possiamo avere un’indicazione sulle probabilità di trasmissione batterica e una visione più personalizzata delle misure preventive da applicare”.

 

 

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Fonti e note:


Il lavoro è stato supportato dal  Medical Research Council al MRC Unit The Gambia, dal the Wellcome Trust, e dal Thrasher Research Fund.


"Role of human milk oligosaccharides in Group B Streptococcus colonisation" by N. Andreas et al è pubblicato nel Clinical and Translational Immunology.

1. "Partorire e accudire con dolcezza" Dr. Sarah J. Buckley, ed. Il leone verde.

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