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Apprendimento naturalePensiamo all’arco di tempo che collega la nascita dei primi esseri umani ad oggi: in questo lasso temporale, l’istruzione scolastica così come è concepita attualmente, è entrata nella vita dell’uomo da meno dell’1% del tempo. Ciò nonostante, l'umanità ha prosperato.

Il motivo è molto semplice: siamo nati per essere studenti  e studentesse ruspanti. Siamo nate/i con un impulso innato ​​ad esplorare, giocare, emulare i modelli di ruolo, sfidare noi stessi/e, sbagliare e riprovare continuamente, guadagnando maestria. È così che, per esempio, si impara camminare e parlare. È così che, nel corso della storia, le giovani e i giovani sono diventate/i persone adulte capaci.

E’ sempre così che ci siamo evolute/i nelle arti, nelle scienze e nella tecnologia.

Osservando la panoramica da una prospettiva (storica e antropologica) più alta ed ampia, l’istruzione scolastica non è la “norma” bensì l'esperimento.

Non è immediato abbracciare questa visione dal momento che tutte e tutti noi siamo accomunati da un determinato percorso didattico. Per questo motivo, quando pensiamo all’“istruzione”, tendiamo a concepire la scuola come lo standard, pur ben sapendo che alcuni suoi elementi e modus agendi (che si riscontrano anche negli asili nido, nelle scuole materne, nei baby club,ecc.) non sono necessariamente a misura di persona.

Scopriamo insieme cinque aspetti che ci permettono di andare oltre a questa visione.

1. Benvenuto pensiero divergente!

Nella maggioranza dei test, l'enfasi è posta sulla risposta corretta, al contempo sappiamo bene come lo sforzo di evitare errori inibisca la capacità contingente di connettersi, analizzare i dati ed ampliare la panoramica del pensiero. In una sola parola, inibisce il pensiero divergente.

La realizzazione personale  (ad ogni età) ha più a che fare con la creatività che con il QI.

L’aspetto meraviglioso e contemporaneamente delicato di tutto ciò è che non esiste un modo di “insegnare” il pensiero divergente, semmai si può nutrirlo non interferendo. I bambini e le bambine sono naturalmente inclini a mettere tutto in discussione ed esplorare. Apritevi al loro entusiasmo, supportate la loro naturale spinta ad  identificare e risolvere i problemi e emulate la loro forza di imparare dagli errori.

2. L'importanza di apprendere…in modo totale, con tutto il corpo!

Siamo stati indotti a credere che l’apprendimento sia una questione di cervello. La visione si limita e si restringe intorno ad esso (e ai discorsi sull’analiticità dell’emisfero sinistro).

In realtà, il processo di apprendimento dei bambini e delle bambine si discosta totalmente dai metodi intellettivi sedentari, nei quali si ascolta (occhi fissi!) una lezione, in silenzio e con possibilità limitata di movimenti. E’ necessario un coinvolgimento più partecipato e attivo.

Una ricerca ha mostrato come le regole necessarie e fondamentali per mantenere tranquilla, per tante ore, una classe piena di bambini/e seduti/e, possano soffocare la capacità infantile di resistere agli altri impulsi. Non a caso, la mancata corrispondenza tra le aspettative didattico-pedagogiche e il fisiologico sviluppo infantile ha determinato l’aumento esponenziale di diagnosi di ADHD.

Quello che dobbiamo ricordare è che la mente e il corpo sono squisitamente sintonizzati e programmati per lavorare insieme. Il movimento determina un input sensoriale di  stimolo  al cervello il quale, in questo modo, assorbe un flusso di informazioni. Questo è il modo tramite cui il cervello costruisce nuovi percorsi neurali, alla base anche dell’apprendimento. Attivi, loquaci, curiosi…in poche parole: sono bambini/e sani e “normali”.

Focalizzandoci sul movimento, ci possiamo poi rendere conto di come anche una attività cerebrale, come la lettura, abbia a che fare con il corpo. I bambini sviluppano la capacità di leggere tramite una varietà di modi: le conversazioni, la lettura, ma anche attraverso le attività fisiche che aiutano la maturazione neurologica.  Si tratta di attività che i bambini e le bambine fanno ogni volta in cui viene data loro questa opportunità, come dondolare, saltare, arrampicarsi, camminare e nuotare.

Tutto l’incessante lavorio della prima infanzia è guidato da una Saggezza intrinseca, in cui il movimento gioca un ruolo cruciale per mantenere il  cervello attivo. I bambini e le bambine più attivi/e fisicamente effettivamente aumentano le aree del loro cervello che predispongono all'apprendimento e al rafforzamento della memoria. Questo ovviamente non vuol dire che sia necessaria una costante e frenetica attività. Il significato è ben diverso, più saggio: significa che, senza interferenze, i bambini e le bambine tendono ad autoregolarsi, prendendosi amorevolmente cura di sé. Ogni bambina/o ha bisogno di bilanciare l'attività fisica con altri elementi essenziali per la crescita, per esempio le coccole, sognare ad occhi aperti e una quantità sufficiente di sonno.

3. L’effetto “Goldilocks"

Questa espressione nasce da studi che dimostrano come si tenda ad ignorare informazioni troppo semplici o troppo complesse. In sostanza siamo attratti e in grado di imparare solo da quelle situazioni che sono "giuste."

L'effetto Goldilocks guida l’interesse personale verso ciò che assicura la giusta quantità di sfida per sé stessi/e, in un dato momento. Di solito questo  “qualcosa” stimola l’interesse, mantenendolo vicino ai confini delle proprie capacità e, di rimando, incoraggiando l’acquisizione di maggiori padronanze (tra l'altro, è  il principio utilizzato nella programmazione dei videogiochi).  E’ sempre questo effetto ad ispirare gli artisti, musicisti e gli atleti verso sempre maggiori successi. Sempre lui, colui che anima l’infanzia (e non solo) con le sue passioni ed interessi.

I nostri bambini e le nostre bambine mostrano apertamente che cosa sono pronti/e a imparare. Lo dicono anche mostrando ciò che li annoia e li affascina, lo rivelano esternando attrazione o reticenza. Ci dicono inoltre che, finché non si sentono pronti/e, l'apprendimento di un determinato ambito non può porre le proprie radici.

4. Diminuire il focus e la pressione sull’ istruzione.

La mentalità standardizzata ci ha indotto a credere che i bambini e le bambine abbiano assolutamente bisogno di lezioni, di nuovi giocattoli educativi ed elettronici, di allenamenti sportivi sin dalla più tenera età e di altre attività che gli adulti hanno progettato. I genitori lavorano sodo per fornire ai loro figli e alle loro figlie questi vantaggi costosi. Lo facciamo perché siamo convinti che l'apprendimento scaturisca dal ricevere istruzioni. Eppure i test e gli studi ci mostrano esiti inversi; sembra infatti che un numero eccessivo di attività strutturate diminuisca la capacità di prefissarsi e raggiungere gli obiettivi in ​​modo indipendente.

Quando si interferisce troppo sull’apprendimento naturale, i bambini e le bambine mostrano con testardaggine o disinteresse che l'educazione che serve nella Vita Reale ha ben poco a che fare con l'istruzione. L'apprendimento ha molto più a che fare con la curiosità, l'esplorazione, la soluzione dei problemi e l'innovazione. Ad esempio, quando un bambino trova un giocattolo che non ha mai visto prima, per prima cosa inizia ad indagare per capire qual è il miglior modo o quali sono i vari modi per usarlo, questo a patto che un adulto non interferisca per mostrare come usarlo. In quest’ultimo caso, si va a limitare tutto quel ventaglio di potenziale creatività ed ingegno.

Questo non vuol dire che l’approccio pedagogico convenzionale sia  “totalmente sbagliato”. Il punto, anche in questo caso, è il buon senso.  

5. Riconoscere che tramite il  gioco si  impara.

Il primo approccio alle scoperte della vita è giocoso. Fare una passeggiata è un gioco, guardare un insetto è un gioco, l'ascolto di libri è un gioco, aiutare nelle faccende domestiche è un gioco. C’è un errore di fondo quando si parla di gioco: si crede che esso sia qualcosa di poco serio, un’attività fatta per perdere tempo e che, solitamente, è associata a risate goliardiche e grossolane. Il Gioco è una cosa seria, che ha a che fare con la Vita e con la passione. La mentalità convenzionale separa ciò che si ritiene "educativo" dal resto dell'esperienza di un/a bambina. Ci  porta a credere che l'apprendimento sia un fattore specifico, misurabile, gestito da adulti esterni ritenuti esperti.

Si crea così un divario di ciò che nasce come unità: gioco vs apprendimento. L'energia che accompagnava un’infanzia libera di esplorare e di porsi  domande si offusca per diventare  una mera responsabilità sociale standardizzata e uniformante. Il gioco è essenziale per le bambine e i bambini, per le/gli adolescenti, per tutti noi.

Il gioco libero promuove l’autoregolazione ossia la capacità di controllare il proprio comportamento, di resistere all'impulso, di esercitare fattori critici di autocontrollo con competenza e maturità. Il gioco favorisce l’apprendimento in ambiti come la lingua, le abilità sociali e le relazioni spaziali, la matematica, etc.  Insegna ad  adattarsi, innovare, gestire lo stress e pensare in modo indipendente. Anche la capacità di attenzione aumenta in modo direttamente proporzionale alle opportunità di gioco libero.  

Questo ovviamente non significa che tutta la giornata debba obbligatoriamente essere dedicata al gioco libero. C'è anche molto da imparare da un significativo coinvolgimento nelle responsabilità domestiche, così come nei servizi alla comunità.

L’obiettivo è nutrire i nostri figlie e le nostre figlie con risorse che permettano loro di rimanere connessi, di continuare a sentirsi innatamente realizzati/e, competenti, fiduciose/i in se stesse/i.

 

 

 

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Articolo ispirato da Five Ways to Trascend The School Mindset

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