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manovra kristellerAlcune donne la subiscono, non tutte sanno il suo nome o di cosa si tratta, finché non la vivono.


La Kristeller è una manovra che si esegue afferrando con una mano il bordo del letto o le lenzuola, posizionando l’avambraccio all’altezza della parte alta dell’utero: all’arrivo della contrazione, con una spinta decisa, il braccio viene fatto scivolare per tutta la lunghezza della pancia esercitando una spinta dal fondo dell’utero verso il basso.

 

Si può eseguire solo in posizione litotomica (da sdraiate con le gambe a 90 gradi), condizione di postura in cui alcune donne sono costrette a permanere per tutta la durata del travaglio, nonostante non sia fisiologica e non contribuisca al progredire del parto.


E’ una pratica molto dolorosa per la mamma e rischiosa per il bambino, la quale può provocare diverse complicazioni più o meno gravi, sia a livello fisico che a livello psicologico.


Su quest’ultimo piano, la Kristeller comporta alcune implicazioni, in quanto il forte dolore annebbia la capacità di concentrazione della partoriente, potendo trasformare il momento della nascita in un ricordo doloroso.


A livello medico i principali rischi sono:

-ricorso ad una episiotomia importante;

-lacerazioni a vagina e perineo;

-distacco della placenta con conseguente sofferenza fetale;

-contusioni a carico dell’utero;

-rottura dell’utero con conseguente emorragia.


Spesso durante il parto la donna non è in grado di decidere in maniera chiara e lucida quando le viene proposto di intervenire con la manovra di Kristeller (per via del naturale meccanismo biologico-ormonale alla base del parto), inoltre capita che non venga nemmeno interpellata: la si esegue e basta.

Il diritto al consenso informato, in questi casi, è assolutamente ignorato e calpestato, sia perché non c’è un effettivo consenso (a fronte dell’assenza di una domanda di assenso o diniego), sia perché lo stesso consenso è tutto fuorché informato (cito, a titolo di esempio non esaustivo, l’argomentazione “è solo un aiutino per aiutare il bambino ad uscire”).

Ricordiamo che, in base all’articolo 2 della nostra Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

A tal riguardo esiste una letteratura scientifica (a partire dalle indicazione dell’OMS) che dichiara la pericolosità della pratica, un tipo di rischio che è associato all’utilizzo generalizzato, spersonalizzato e diffuso della medesima. Non a caso, in molti paesi è stata eliminata dalle procedure ginecologiche.
In Italia non esistono dati certi sul numero di parti in cui viene eseguita.


L’esecuzione della manovra dovrebbe essere annotata sulla cartella clinica, come indicato dalle linee guida di tutte le strutture ospedaliere, ma capita che la sua trascrizione venga omessa.


Di recente, la corte di Cassazione si è pronunciata (Sentenza della IV Sezione Penale della Cassazione, n. 9695 del 27 febbraio 2014) annullando – con rinvio al giudice competente per valore, in grado d’appello – la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Catania aveva assolto un medico per “insussistenza del fatto” il quale eseguendo una “ inappropriata manovra (c.d. manovra di Kristeller) sulla paziente durante il parto, aveva determinato il distacco intempestivo della placenta e le conseguenti gravissime lesioni riportate dal bambino”.

L’assoluzione era sorta unicamente in conformità a dati statistici.

La Cassazione ha avuto modo di ribadire che non basta questo ragionamento statistico, ma è necessario valutare e confidare nel fatto che la legge statistica in questione trovi applicazione anche nel caso concreto. Se vogliamo, possiamo interpretare questo rinvio come un invito all’umanizzazione e “personalizzazione” degli interventi. Certo, è un’interpretazione estesa, ma è importante donare fiducia.

Ascoltando le testimonianze di alcune mamme, capita che venga esternata gratitudine per aver ricevuto questa manovra (gratitudine in senso astratto perché è accompagnata da digressioni sul disagio fisico e/o psicologico) e le motivazioni sono per lo più di questa natura: “non spingevo bene” o “ero stanca e non sentivo bene le spinte” o, ancora, “così hanno velocizzato il parto”.


La Gratitudine è un sentimento estremamente connesso ed in sintonia con la Nascita, in qualunque modo essa avvenga, semplicemente per la sua Essenza!

Tuttavia è davvero importante non confondere e non delegittimare. Il punto di discrimine è molto simile alla diversità (leggera ma incisiva) che si può cogliere nei concetti “mi hanno fatto partorire” e “ho partorito”.

Nessuno può far partorire, sono la madre ed il bambino che, collaborando, danno e vengono alla luce.Tutti possono contribuire ad accudire (spesso è sufficiente non interferire), ma ognuno ha un suo ruolo ben preciso.

Davvero quel parto ha/aveva bisogno di essere velocizzato?

Sulla base di quali elementi?

Perché questa mamma è stanca?

Da quanto è in travaglio?

Ha potuto bere e mangiare?

Può muoversi?

Si sente a suo agio?

E così via, in un’ottica di riflessione umana ed empatica (ricordiamo che il nostro organismo è fatto anche di ormoni che, di fronte a un determinato evento, reagiscono di rimando innestando reazioni psicofisiche).

Chiaramente non ci sono risposte assolute, solo quelle che quel singolo unico ed irripetibile evento di Nascita porta con sé.

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