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almeno tu e il tuo bambinoLa comunicazione è importante,prendersi cura di essa significa connettersi con se stessi e con chi si ha di fronte.
Questo vale in ogni contesto e, se vogliamo, ancor più nella Nascita.
Il benessere nella Nascita va ben oltre la mera sopravvivenza e va ben oltre l’essere fisicamente sano.L’accoglienza, il rispetto, il supporto (votato all’empowerment della diade) da parte delle persone che stanno a fianco e custodiscono la nascita e i primi passi della diade, è fondamentale!Teniamo in considerazione che:1 donna su 7 sviluppa la depressione post partum;il 24-34% delle donne descrive il proprio parto come traumatico;circa 1/3 di queste donne sviluppa i sintomi da disturbo post traumatico da stress.


La salute fisica della diade è fondamentale, ma non è tutto e non può diventare un’argomentazione per sminuire il sentire della donna. Il parto è uno degli eventi più intensi della vita della donna.
Uno studio condotto da Penny Simkin mostra come anche 20 anni dopo il parto, la maggior parte delle donne ricorda in modo vivido i dettagli e le emozioni provate. Sulla base di ciò può risultare evidente come emozioni e ricordi negativi, se non addirittura traumatici, abbiano un impatto non indifferente, a breve e lungo tempo, nel percorso di vita fisico ed emozionale della donna.
Gli effetti fisici possono chiaramente mostrarsi in modo più evidente. Pensiamo ad una donna che ha vissuto un cesareo, complicazioni o lacerazioni: le ripercussioni fisiche hanno un loro decorso la cui durata è variabile ed è più o meno evidente all’esterno. Danni la cui portata è stata riconosciuta anche a livello giurisprudenziale, nella risarcibilità del danno. Si tratta di dolori, fastidi e strascichi che influenzano la vita quotidiana, togliendo e riducendo parte della gioia e della serenità. Gli aspetti emozionali legati ad parto traumatico, a loro volta, possono avere un impatto non indifferente e duraturo. Alcune donne sentono un senso di smarrimento, di fallimento e/o di vergogna perché il loro corpo non ha “funzionato” come ci si sarebbe aspettato. Altre ancora si sentono violate. Si tratta di sensazioni che possono essere inglobate nella gravidanza successiva (anche a distanza di anni), tanto da riemergere con la loro potenza.
Una donna che vive con paura e ansia il proprio travaglio innesta una reazione di chiusura e difesa nel sistema fisico, biochimico ed ormonale, ossia una reazione completamente opposta a quella che supporta un parto fisiologico. L’ansia può rallentare il travaglio, ed eventualmente può iniziare a emergere nel punto in cui nella precedente esperienza era nata quella ferita creata dal trauma. Questo stress inibisce ormonalmente il naturale flusso del travaglio, blocca le premure e le energie di abbandono ed accoglienza.
Questo è il motivo dell’importanza di un percorso di consapevolezza, questo è il motivo dell’importanza di un supporto e di una accoglienza empatica da parte di chiunque stia custodendo quella Nascita. Vividi flashback che riportano mentalmente e fisicamente all’esperienza precedente sono messaggeri importanti: un‘occasione di rinascita della mamma e di risanamento della ferita. Sono porte d’accesso che necessitano di connessione, accogliente supporto e di forti energie di potenza ecologica.
E’ fondamentale scardinare, laddove sia ancora presente, la relazione gerarchica di una comunicazione di tipo disconfermante ossia
in cui lo scambio comunicativo (verbale e non verbale) avviene prevalentemente come se la partoriente non ci fosse  (si parla di  lei, in sua presenza, usando la terza persona e il verbo volto al passivo per indicare operazioni medico-cliniche che devono eseguire sul suo corpo),e in cui la comunicazione si declina in chiave infantilizzante: un approccio di spersonalizzazione  oggettivazione in cui vengono fornite informazioni, consigli e rassicurazioni che non rendono partecipe la donna di quanto accade.


La medicalizzazione della nascita e della riproduzione umana ha avuto un impatto sulla percezione del corpo femminile e della sua "natura su cui la cultura (maschile) doveva esercitare il suo dominio. In questo senso, in quanto più naturale dei corpi maschili (…) rappresenta – proprio per la sua capacità riproduttiva – ancora una minaccia e un pericolo e non è per caso che il corpo femminile sia più medicalizzato di quello maschile, le pratiche di prevenzione più puntuali ed estese, l’autovigilanza che esso richiede più intensa."
Pitch, 2009

E’ fondamentale evitare di mettere a tacere e sminuire questo percorso di rielaborazione (la donna si sta prendendo cura di se stessa!) con laconici commenti quali “Be’ almeno state entrambi bene” o “la prossima volta sarà diverso”. C’è davvero bisogno di legittimare questo percorso e il dolore e l’intensità che porta con sé.

FONTI:
BECK, C. (2004B). POST-TRAUMATIC STRESS DUE TO CHILDBIRTH. NURSING RESEARCH 53(4): 216-224.
CACCIARI C., PIZZINI F., (A CURA DI), 1985, LA DONNA PAZIENTE. MODELLI D’INTERAZIONE IN OSTETRICIA E GINECOLOGIA, UNICOPLI, MILANO
JUKELEVICS, N. UNDERSTANDING THE DANGERS OF CESAREAN BIRTH: MAKING INFORMED DECISIONS. WESTPORT, CT: PRAEGER PUBLISHING.
STOP SAYING “AT LEAST MOM AND BABY ARE HEALTHY”
WIJMA, K., SODERQUIST, J., WIJMA B. (1997). POST-TRAUMATIC STRESS DISORDER AFTER CHILDBIRTH: A CROSS-SECTIONAL STUDY. JOURNAL OF ANXIETY DISORDERS, 11(6): 587-597
FREQUENTLY ASKED QUESTIONS ON POSTAPARTUM DEPRESSIONE
INTERAZIONI IN SALA PARTO, LE PAROLE DELLA MEDICALIZZAZIONE

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