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assistenzaSpesso in gravidanza ci si sente in balia degli eventi e delle decisioni altrui.

Non fa molta differenza se l’anamnesi è fisiologica o se necessita di supporto medico :

la deresponsabilizzazione fattuale (ma non legittima, né giuridica) prende piede.

Non è facile per nessuno.

Lo specialista ha molte volte un suo bagaglio analitico che non necessariamente è supportato da un approccio empatico (siamo umani, ognuno ha il suo percorso di vita, senza contare che molti fattori come la stanchezza e una dura giornata, possono drammaticamente ostacolare ogni tentativo di comunicazione trasparente e aperta).

La società, a sua volte, tende a sminuire ogni atto di consapevolezza sulla maternità.

E’ paradossale.

140606 grc3a1vidas 485x337Parlare di diritto alla salute ai giorni nostri può sembrare così scontato,
da non ottenere più di una fugace attenzione.

Salute, però, non è puramente una meccanica assenza di malattia,
è benessere psicofisico.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il diritto alla salute implica “sostenere gli individui nel raggiungimento del più alto livello possibile di salute e benessere”.

La definizione di Salute cui l’OMS fa riferimento consiste in “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo nell’assenza di malattia o d’infermità”.

L’assistenza alla maternità non può quindi ridursi alla sopravvivenza di madre e figlio (“Signora, suo figlio è vivo, cosa vuole di più?”), ma deve mettersi a disposizione come fautrice di benessere psicologico ed emozionale, durante la gravidanza, il parto, nell’accoglienza del bambino e nel puerperio.

L’OMS* ha indicato 15 raccomandazioni basilari per il parto, sottolineando così la valenza del termine “salute”:

birth4Ogni esame, cura o intervento medico necessita imprescindibilmente il consenso della persona interessata.

La percezione del consenso a livello sociale riflette bene i dibattiti dottrinali e giurisprudenziali che da tempo avvengono sul tema.

Scardinato l’approccio paternalistico e stata proposta (si intende sempre in letteratura e in giurisprudenza) l’adesione ad un tipo di comunicazione oggettiva, unita al counseling, al fine di bilanciare aspetti medico-scientifici e il percorso di vista (background culturale, personale, ecc.) della persona che necessita cure e premure.

Non esiste una gerarchia:

ogni singolo trattamento, intervento o pratica medico-sanitaria necessita che questo consenso sia realmente informato.

Ossia, non è sufficiente la mera e distaccata firma apposta su un modulo, magari presentato dal personale infermieristico (eventualmente, poco prima dell’inizio).

E, tanto meno, non è accettabile evitare di informare e chiedere alcunché,

Tanto si tratta solo di un controllo veloce e superficiale

La portata di questo discorso è sicuramente giuridico-legale,

ma va davvero oltre!

E’ umana, sociale, personale, interrelazione.

Nessuno può sapere l’impatto interiore ed intimo di un qualsivoglia gesto, ancor più in ambito medico.

birth trauma fotoMolte donne subiscono traumi psicologici durante il parto. 

Una nascita traumatica può avere un impatto sulla salute mentale postnatale e sulle relazioni familiari. Per questo motivo, è importante capire in che modo le azioni ed interazioni durante l'assistenza, influenzino l'esperienza delle donne e l'insorgenza di traumi, al fine di proporre un approccio più ottimale.

Questi aspetti sono stati analizzati in uno studio intitolato " Women’s descriptions of childbirth trauma relating to care provider actions and interactions"  (ossia Descrizioni delle donne sul trauma da parto in relazione alle azioni e interazioni del fornitore di assistenza)

 

STOP VIOLENZAIl fenomeno della violenza di genere oggi è, tristemente, diffuso. È difficile non sentirne parlare quotidianamente, l’assuefazione a notizie aberranti rischia di renderci insensibili e ciechi difronte ad una emergenza sociale, ad un problema ritenuto dalla stessa OMS, di “salute pubblica”.

Il termine femminicidio, con cui viene identificato e normato l’omicidio di una donna, seppur cacofonico, richiamando al latino femina e riportando alla mente l’idea dell’animale, rende evidente la concettualizzazione della commissione di questo reato per ragioni di genere.

La violenza contro le donne ha origini storiche molto lontane, il concetto stesso di donna quale essere inferiore, sottoposto all’uomo, trova riscontro in studi, testi e contesti sociologici antichi.

woman in laborAttualmente circa nove donne su dieci vanno incontro ad una lacerazione vaginale durante il parto. 

Si tratta di un dato recente, contemporaneo, moderno.

Le donne che, nel corso della storia, hanno partorito non sono state toccate da tassi simili di lacerazioni da parto; partendo da questa consapevolezza, in Inghilterra tra il 2013 e il 2014, il Royal College of Midwives ha invitatoa d una chiamata all'azione.

 

Con il sostegno del Royal College of Obstetricians and Gynecologists, si è dato il via ad un programma sperimentale presso l'Ospedale Medway Maritime di Kent.

In cosa consisteva questa "sperimentazione"?

maratonaE se i maratoneti fosser trattati come le donne in gravidanza? 

Ecco una libera traduzione tratta da Marie-Hélène Lahaye nel suo blog "Marie accouche là" che propone questo divertente parallelo per mettere in luce tutta una mole di assurdità cui le donne sono esposte durante il parto. 

 

Avvertenza:  Ovviamente il parto e la maratona non sono la stessa cosa. L'analogia smette di essere pertinente dopo un certo punto.

 

Le donne incinte passano attraverso molte paure e allarmismi: "Il suo bambino potrebbe essere troppo grande o troppo piccolo. Lei potrebbe sviluppare la preeclampsia. Signora, ha preso troppo peso o non abbastanza. Sa, potrebbe morire per un'emorragia. La testa del bambino potrebbe bloccarsi. Potrebbero nascere guai seri. E' la gestione del dolore?? Signora, non vincerà di certo una medaglia per un parto non medicalizzato, tuttò ciò che conta è che il bambino sia sano"  

Pensate, e se ci si preparasse ad una maratona con tutto questo pessimismo?

violenza ostetrica grazieCapita che alcune donne vittime di un parto traumatico e di violenza ostetrica, ringrazino gli operatori sanitari dopo la nascita.

Dopo aver subito atti lesivi del proprio benessere psicofisico, una cruda revisione uterina, mutilazioni sessuali o vari interventi dolorosi sui loro corpi (tanto da rimanere talvolta paralizzate da questa violenza durante il parto), esse dichiarano gratitudine.  

Alcune donne lo fanno con insistenza, anche proprio mentre stanno subendo quegli atti irrispettosi e violenti, per poi crollare una volta lasciate sole nella propria stanza, spesso con un senso di vergona o colpa o rabbia per aver ringraziato. 

Come reazione a ciò, cercano spiegazioni per giustificare queste dinamiche, nel tentativo anche di prendersi cura della propria integrità e dignità. 

Anche gli operatori sanitari sono parte di questo fenomeno: essi/e si vedono, prima, indirizzare parole di gratitudine, per poi talvolta ricevere,un paio di settimane dopo, una lettera di accusa per gli abusi e la violenza subita. 

 

tmp 16945 PicsArt 12 18 12.40.55 1549484985Le mamme sono grandiose!

Avete mai pensato a quante pressioni e manipolazioni è sottoposta una madre nel corso della sua vita a partire dalla gravidanza (e anche prima)?

Esami, controlli, tentativi di interferenze nella nascita e, infine, manovre di sabotaggio dell'allattamento.

La mamma è un'entità forte e reale (no, non è un essere mitologico).

Anche quando sente di esser sola e fragile, si muove dolcemente e con passo deciso tra disinformazione e tentativi di depistaggio da parte di operatori o per mano della onnipresente industriale alimentare infantile (con le loro pubblicità monocromatiche).

Le mamme sono meravigliose. Nonostante tutto ciò, non perdono la loro natura...materna.

L'istinto materno non sa di blu, né di altri singoli colori, sa solo ed esclusivamente di mamma.

Ogni singolo giorno, molte donne sono sottoposte ad una sorta di tortura e di pressione psicologica affinché smettano di allattare, o almeno (almeno! Per l’amor del cielo) introducano altri alimenti (dall’aggiunta di latte artificiale alla pappetta).

Questo fatto così usuale, da passare quasi inosservato, è di una gravità immensa!

nascita autorizzataLa gravidanza e il parto rappresentano uno di quei rari frangenti in cui si permette ad altri adulti di dirci cosa siamo “autorizzate” e cosa “non siamo autorizzate” a fare, col nostro corpo.

E’ giunta l’ora di cambiare il linguaggio che alimenta questa dinamica e riflettere sulla realtà etica e giuridica sottostante: è la donna che sceglie di autorizzare il/la professionista a fare qualcosa – e non il contrario –.  

E' utile iniziare ad eliminare parole ed espressioni che non ha ragione d’essere tra persone che collaborano per il benessere e la cura.

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