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140606 grc3a1vidas 485x337Parlare di diritto alla salute ai giorni nostri può sembrare così scontato,
da non ottenere più di una fugace attenzione.

Salute, però, non è puramente una meccanica assenza di malattia,
è benessere psicofisico.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il diritto alla salute implica “sostenere gli individui nel raggiungimento del più alto livello possibile di salute e benessere”.

La definizione di Salute cui l’OMS fa riferimento consiste in “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo nell’assenza di malattia o d’infermità”.

L’assistenza alla maternità non può quindi ridursi alla sopravvivenza di madre e figlio (“Signora, suo figlio è vivo, cosa vuole di più?”), ma deve mettersi a disposizione come fautrice di benessere psicologico ed emozionale, durante la gravidanza, il parto, nell’accoglienza del bambino e nel puerperio.

L’OMS* ha indicato 15 raccomandazioni basilari per il parto, sottolineando così la valenza del termine “salute”:

comunicazione prenatale

Il tempo.

Quando si pensa al travaglio di parto si pensa al tempo, alle ore che ci vorranno o che ci sono volute. Ma ciò che accade in quei momenti è molto più importante e complesso.

Una donna, una madre, apre il suo corpo per lasciar andare il suo cucciolo, una parte di sé.
Apertura, separazione, accoglienza.


In travaglio, durante l’apertura in fase dilatante, le stesse contrazioni uterine rappresentano la forza della separazione, intervallate da pause che “trattengono” il bambino dentro… fino all’abbandono, alla fiducia, al lasciarsi andare, all’accoglienza del nuovo, una nuova dimensione rappresentata dalla diade madre/bambino fuori.

22279900 515417122142272 3417030927149535396 nUn tempo la nascita di un figlio era una questione di donne gli uomini rimanevano fuori dalla porta e solo quando il bambino era nato venivano informati e coinvolti.
Il cambiamento avvenuto è grande per l'uomo, non è scontato e facilmente crea confusione nei ruoli.
Gli si chiede di lasciar emergere ed usare la sua parte più femminile per essere sostegno fisico ed emotivo alla donna durante il travaglio e il parto.
Ci si attende da lui che sappia essere una salda protezione dell'ambiente ospedaliero e ancora ci si aspetta che sostenga e protegga la nuova famiglia nel dopo parto.

NESSUNO PUO COSTRINGERTI"Nessuno può costringerti ad avere un cesareo." Lo si dice spesso!

<<Non preoccuparti

... dell’assenza di protocolli VBAC

... del fatto che la tua ostetrica, il/la ginecologo/a o il reparto non ti supportino

... che ti abbiano imposto un limite entro le 40 settimane

... [inserisci qui un altro ostacolo al VBAC] nessuno può costringerti ad avere un cesareo.>>

 

ossitocina

<<Io mi sento che nasce prima... >> Quante volte abbiamo sentito dire questa frase. A volte succedeva davvero così, altre volte non solo non nasceva prima, ma superava anche il termine. Eppure questa "ansia da traguardo" è talmente coinvolgente da influenzare l'atteggiamento di chiunque ci stia attorno.

Amici, parenti, conoscenti che guardando il pancione prominente iniziano a chiedere con impazienza: << e allora? quando nasce?>> oppure <<eh eh, manca poco ormai>>. Probabilmente manca davvero poco, o magari no, ma con questa pressione addosso vi sembra di essere arrivate al termine ancora prima che lo dica il calendario...

Spesso risultano inutili vari tentativi di induzione farmacologica del travaglio, perché la verità è che, per quanto ci siamo evoluti, programmati, muniti di orologio... siamo pur sempre mammiferi provvisti di istinto di protezione, meccanismi di difesa, produzione di ormoni, non macchine che rispondono in maniera prevedibile a qualsiasi stimolo meccanico esterno.

placenta accreta dibattitoNegli ultimi due decenni, il taglio cesareo è diventata l'operazione chirurgica più comune in tutto il mondo e le sue percentuali sono una misura importante delle pratiche ostetriche nel 21 ° secolo.

I parti cesarei non sono una reale novità.

Da un punto di vista storico, veniva eseguito per salvare il bambino e, nonostante i riferimenti occasionali di operazioni su madri in vita,  veniva per lo più effettuato per salvare il bambino quando la madre era defunta o moribonda. 

I miglioramenti nella cura del paziente hanno progressivamente confermato il cesareo come un' operazione sicura, sia come emergenza che come procedura elettiva. Le trasfusioni di sangue e l'introduzione di antibiotici e uterotonografia dopo la seconda guerra mondiale, hanno sostanzialmente ridotto i rischi negativi ad esso connessi.

I continui progressi nel ramo dellanestesia e i miglioramenti nell'assistenza postoperatoria hanno ulteriormente contribuito al calo dei tassi di mortalità da cesareo, prima nei paesi economicamente sviluppati / ad alto reddito e più recentemente nei paesi a basso e medio reddito.

Tassi di cesareo in tutto il mondo

birth4Ogni esame, cura o intervento medico necessita imprescindibilmente il consenso della persona interessata.

La percezione del consenso a livello sociale riflette bene i dibattiti dottrinali e giurisprudenziali che da tempo avvengono sul tema.

Scardinato l’approccio paternalistico e stata proposta (si intende sempre in letteratura e in giurisprudenza) l’adesione ad un tipo di comunicazione oggettiva, unita al counseling, al fine di bilanciare aspetti medico-scientifici e il percorso di vista (background culturale, personale, ecc.) della persona che necessita cure e premure.

Non esiste una gerarchia:

ogni singolo trattamento, intervento o pratica medico-sanitaria necessita che questo consenso sia realmente informato.

Ossia, non è sufficiente la mera e distaccata firma apposta su un modulo, magari presentato dal personale infermieristico (eventualmente, poco prima dell’inizio).

E, tanto meno, non è accettabile evitare di informare e chiedere alcunché,

Tanto si tratta solo di un controllo veloce e superficiale

La portata di questo discorso è sicuramente giuridico-legale,

ma va davvero oltre!

E’ umana, sociale, personale, interrelazione.

Nessuno può sapere l’impatto interiore ed intimo di un qualsivoglia gesto, ancor più in ambito medico.

world prematurity day17 novembre, la giornata si tinge di viola per ricordare la Prematurità.

Viola, un colore nato dal blu e dal rosso.

Blu, come la saggezza, la calma e la malinconia

La saggezza di un padre che cresce ogni giorno insieme ai grammi conquistati da quel corpicino e dal coraggio di lottare per prendersi cura di lui e proteggere la sua famiglia.

La calma di una madre nel cambiare quel micro pannolino attraverso due buchi nel vetro, quasi sfiorando quel piccolo bimbo per paura di staccare qualche tubicino.

La malinconia nel tornare a casa senza il proprio bimbo e senza sapere per quanto tempo dovrà stare lontano dalla sua mamma e dal suo papà.

cicatrice cesareoPer alcune persone una cicatrice può essere sinonimo di buone notizie: nascita di un bambino, un'operazione che ci permette di guarire da una certa malattia o di essere salvati da un incidente. Per altre persone, le cicatrici sono un fardello emotivo difficile da accettare tanto da far nascere un disagio fisico: la cicatrice è addormentata, gonfia, dolorosa, ha aderenze o può essere difficile anche solo toccarla.

In ogni caso e indipendentemente dalle loro dimensioni, le cicatrici non devono essere prese alla leggera.

In questo senso, approcci complementari al benessere, offrono metodi per "riconciliarsi" con le proprie cicatrici fisiche, mentali ed emotive.

travaglio

<< Quante ore durerà? Farà più male durante le contrazioni, o quando sta uscendo il bambino? >>

Il tempo, il dolore, la paura dell'ignoto, del non programmabile. Non siamo più abituati all'attesa, alla vera attesa intendo. Ora che tutto, o quasi, è programmabile, ci sembra di poter controllare anche gli eventi più naturali.

Nell'immaginarsi il proprio parto, si immagina il dolore che si proverà durante il travaglio, o durante il parto vero e proprio (la fase espulsiva)... si immagina quanto tempo durerà tutto questo, sperando sempre che duri il meno possibile perchè nell'immaginario comune il parto ideale avviene per via vaginale, in poco tempo e senza dolore.

Ma non so per quale motivo forse legato all'istinto di sopravvivenza (la propria) si tralascia un particolare non di poco conto... il bambino! Nostro figlio. E in effetti fa ancora strano pensare a lui (o a lei) come a un essere pensante e capace di provare emozioni, non lo vediamo nemmeno. Invece lui (o lei) sta lì, al caldo, al buio, immerso in un liquido che lo protegge fisicamente dalla forza di gravità, sente l'odore di quel liquido, il sapore che cambia in base a quello che mangiamo, i rumori esterni ovattati dal nostro corpo, i rumori del nostro corpo...

 

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