Parto traumatico, eppure ho detto Grazie

donna momento parto

Capita che alcune donne vittime di un parto traumatico e di violenza ostetrica, ringrazino gli operatori sanitari dopo la nascita.

Dopo aver subito atti lesivi del proprio benessere psicofisico, una cruda revisione uterina, mutilazioni sessuali o vari interventi dolorosi sui loro corpi (tanto da rimanere talvolta paralizzate da questa violenza durante il parto), esse dichiarano gratitudine.  

Alcune donne lo fanno con insistenza, anche proprio mentre stanno subendo quegli atti irrispettosi e violenti, per poi crollare una volta lasciate sole nella propria stanza, spesso con un senso di vergona o colpa o rabbia per aver ringraziato. 

Come reazione a ciò, cercano spiegazioni per giustificare queste dinamiche, nel tentativo anche di prendersi cura della propria integrità e dignità. 

Anche gli operatori sanitari sono parte di questo fenomeno: essi/e si vedono, prima, indirizzare parole di gratitudine, per poi talvolta ricevere,un paio di settimane dopo, una lettera di accusa per gli abusi e la violenza subita. 

Alcuni/e professionisti/e si vantano anche di ricevere ringraziamenti a seguito di “atti bruti”, un esempio che è girato sul web è quello del dottor C. il quale nella rivista Spirale, scrive:  

“Sono un adepto degli schiaffi durante il parto. Uno schiaffo secco sulle natiche quando la donna non ha alcun contatto con la realtà. A quel punto lei si perde nella sua paura più che nella percezione del dolore. Il parto poi avviene tranquillamente e tutti dicono: “Grazie dottore e scusi,” solo poche altre (un numero esiguo) non ringrazia. “

Per capire questo fenomeno, è utile rivolgersi agli studi sul fenomeno delle vittime e ai suoi aspetti di psicotraumatologia. 

Gli psichiatri osservano atteggiamenti paradossali tra le vittime di attacchi insolitamente violenti. Alcune di queste vittime possono avere una risposta immediata inadeguata per alcuni minuti ad alcune ore, che possono sfociare in stato di choc, agitazione  o attacco di panico. 

La persona vittima di abusi vuole agire, ma lo stress è troppo intenso per consentirgli di capire la situazione e sviluppare una decisione. Di conseguenza rilascia la sua tensione ansiosa in una scarica motoria selvaggia e disordinata, gesticola e parla in modo incoerente.

In altri casi, l’individuo sembra avere un comportamento normale, esegue i gesti coerenti, ma un osservatore esperto può notare che le sue azioni sono ripetitive e inutili, o ridicole e poco adatte alla situazione.

Anche se non ci sono ancora molte indagini sul comportamento delle vittime di violenza ostetrica a seguito di un parto traumatico, un’ipotesi è che queste reazioni rientrino nella fenomenologia appena descritta (vedasi: la ripetizione del ringraziamento, il volto congelato,  un atteggiamento conforme a ciò che l’istituzione medica si aspetta da una donna che ha appena partorito).

In aggiunta, pensiamo alla sindrome di Stoccolma, ossia quel “particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.”

A prescindere dalla spiegazione clinica di questo fenomeno, il fatto enfatico di ringraziare i medici subito dopo la nascita del proprio bambino, è di per sé insolito. Infatti, nei momenti che seguono una nascita rispettata, la giovane madre si libra in uno stato di beatitudine, immersa in un flusso di ormoni, si stacca dal resto del mondo per guardare il suo neonato con cui scambia sguardi e carezze (come due amanti, immersi in un piacere unico). 

In questi momenti così speciali, quando la donna vive la sua estasi, non subentra l’istinto di ringraziare il  team medico… il grazie verrà più tardi, nel corso dei giorni, quando via via  essa ha gradualmente ripreso contatto con la realtà.

Dare alla luce fa parte della sfera sessuale, dal momento che gli organi, gli ormoni coinvolti e la meccanica sono analoghe e congruenti.

Pensiamoci,ì; quante volte dopo un rapporto sessuale, ci giriamo verso il nostro partner pronunciando ripetutamente ” grazie, grazie, grazie, grazie, davvero grazie”,  con un’espressione impietrita del volto, gli occhi stravolti e un sorriso sardonico fisso?

Dopo una nascita non rispettata, sarebbe utile che le persone custodi dell’evento evitino di indulgere nel compiacimento di ricevere ringraziamenti: è importante connettersi con queste parole per capire se esse possono essere portavoce della sindrome da stress post-traumatico, depressione post-partum e/o collegate a varie difficoltà future nel rapporto della diade.

Al di là delle parole, tutta una serie di elementi e gesti possono comunicare messaggi importanti che la connessione tra la mamma e le persone Custodi della Nascita può, a sua volta, valorizzare.

Fonti e spunti: 

N. Chidiac, L. Crocq , « Le psychotrauma. II. La réaction immédiate et la période post-immédiate », Annales medio-psychologiques, 2010.

Accouchement traumatique: pourquoi des femmes disent « merci », marieaccouchela.blog.lemonde

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